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La sfida di una riforma finanziaria mondiale

· L'appello di cinque leader ai Paesi del g20 in vista del vertice di Toronto ·

Riforma finanziaria: la parola è sulla bocca di tutti, ma pochi sanno veramente di cosa si tratta e come realizzarla. La necessità di un rinnovamento globale delle regole della finanza è la prima sfida dei Paesi più sviluppati. Se non verrà affrontata adeguatamente, c'è il rischio di un nuovo collasso mondiale.

È questo il punto centrale della lettera indirizzata dal presidente americano, Barack Obama, dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, dal premier britannico, Gordon Brown, dal premier canadese, Stephen Harper, e dal presidente sudcoreano, Lee Myung-Bak, a tutti i leader del g20 in vista del prossimo vertice a Toronto. «Senza un'azione coordinata» si richia una nuova crisi. «In quanto presidenze passate, attuali e future del summit dei capi di Stato e di Governo del g20 — proseguono i cinque leader nella missiva — vi scriviamo oggi per sottolineare la necessità di attuare il nostro impegno di coordinare le nostre politiche macroeconomiche e di continuare le riforme in vista di una migliore regolazione e di un rafforzamento del sistema finanziario internazionale». Per Obama, Brown, Sarkozy, Harper e Lee Myung-Bak gli sforzi del g20 «hanno permesso di stimolare la ripresa dell’economia mondiale e hanno evitato il crollo completo del sistema finanziario». Ma il nostro lavoro «non è ancora concluso — avvertono i cinque leader — e la ripresa in corso dell’economia mondiale resta fragile; le tensioni attuali illustrano i rischi che persistono per l’economia mondiale e la stabilità finanziaria». In questo contesto «il nostro obiettivo dev'essere rafforzare il sistema finanziario e costruire un’economia mondiale più solida, fondata su una crescita durevole».

All'appello si è unita anche l'Unione europea, che si è detta «impegnata nella riuscita nell'agenda del g20 ed è necessario che si raggiunga a livello europeo un accordo su alcuni dossier chiave nel campo dei servizi finanziari, per esempio sui capitali delle banche e su altre questioni di regolamentazione finanziaria».

Nel frattempo, fonti della Casa Bianca hanno rivelato che il presidente Obama intende varare la riforma del sistema finanziario prima di settembre e cioè prima che scattino i due anni di anniversario del collasso di Wall Street del 2008. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, non ritiene irrealistico che il provvedimento arrivi sul tavolo del presidente per la firma entro la fine di maggio. Intanto il consigliere economico della Casa Bianca, Paul Volcker, ha incontrato ieri il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, e gli altri consiglieri di Obama per fare il punto sulla riforma finanziaria. Volcker è un sostenitore della linea dura con le banche e ha parlato prima con Geithner al Tesoro e poi con Valerie Jarrett e con Austan Goolsbee alla Casa Bianca.

La situazione, però, non è semplice. Secondo i dati ufficiali, Wall Street è tornata a correre gli stessi rischi del 2007 e del 2008. Nessuno alla Casa Bianca — scrivono gli analisti — ha voluto finora tracciare un bilancio delle cause, le responsabilità della grande crisi e, soprattutto, dei modi in cui uscirne. La «Volcker Rule», il progetto della riforma finanziaria, ha tre capisaldi. Primo: le banche non possono essere troppo grandi per fallire. Secondo: le banche che raccolgono risparmio e hanno quindi la tutela dello Stato non possono rischiare con operazioni in proprio, oltre una certa misura, sui mercati speculativi. Terzo: i derivati devono essere messi sotto controllo. Questo schema generale ora dev'essere precisato e migliorato. Nei giorni scorsi alcuni senatori democratici hanno introdotto una versione rinforzata della «Volcker Rule» rispetto a quella dell'Esecutivo. L'Office of Comptroller of the Currency (Occ) ha intanto diffuso di recente dati secondo i quali l'esposizione netta al rischio in derivati nel sistema bancario è scesa del 18 per cento nell'ultimo trimestre del 2009 ed è ora di 398 miliardi contro gli 800 del 2008. Il timore è che i libri contabili delle banche siano ancora pieni di derivati.

Secondo gli analisti, la battaglia per l'approvazione della riforma finanziaria al Congresso sarà ancor più dura di quella per la riforma sanitaria. Wall Street e il partito repubblicano, e non pochi amici democratici di Wall Street, promettono battaglia. D'altronde, su questo terreno Obama non può contare nemmeno sul sostegno politico dei Paesi europei, che in passato più volte si sono detti scettici su una riforma delle banche. E con la crisi della Grecia, i pericoli emergenti in Spagna e in Portogallo, è prevedibile che le possibili aperture svaniscano. L'ultimo a intervenire sul tema è stato il ministro dell'Economia tedesco, Wolfang Schaeuble, secondo il quale la nuova tassa sulle banche nazionali per sostenere un fondo speciale anti-crisi avrà «un importo moderato».

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