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La sfida dell'educazione

· ​Sette lettere dell'arcivescovo Bruno Forte ·

Vivere da cristiani significa, in buona sostanza, aver incontrato Lui ed aver accolto la Sua Parola, quella che salva, o meglio, educa alla salvezza, perché «chi ha creduto nella buona novella è raggiunto e trasformato dall’amore trinitario e si apre al futuro della speranza»; da qui si comprende meglio il titolo del libro dell’arcivescovo Bruno Forte La vita teologale e la sfida educativa (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2018, pagine 126, euro 12) secondo il quale «proporre e accogliere questo dono può ben a ragione essere indicato come “sfida educativa”, su cui si gioca tutta la vita della Chiesa e la missione dei discepoli». 

Linda Frichtel, «Escuela» (2015, particolare)

Il tema dell’educazione, da riscoprirsi e valutare con maggiore stimolo per le necessità dell’oggi, viene presentato attraverso la pubblicazione ad hoc di sette lettere pastorali che l’autore, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, ha rivolto periodicamente al gregge affidato alle sue cure, e che ha scelto di unire, perché il lettore possa beneficiare di una nuova quanto ragionata riflessione.
In queste sette lettere pastorali, si ritrovano non solo citazioni del magistero conciliare e dei pontefici da Giovanni Paolo ii a Francesco, rimandi a passi letterari — quali, per esempio, la Divina Commedia — e filosofici, ma anche la fondazione di una pedagogia ispirata alla Parola divina. La chiave di lettura, il fil rouge che collega ognuna di queste lettere è il voler basare l’educazione sulle virtù teologali di fede, carità e speranza. Non a caso si è richiamata l’immagine dell’incontro dei discepoli sulla strada per Emmaus con il Maestro: con lui spezzano la Parola e “il pane dei giorni”, e finiscono col riconoscerlo.
Tutto muove, perciò, da un incontro, in cui non importa tanto il quanto dura, ma il come si svolge. È un passaggio in cui si ritrova una sorta di bussola, una mappa per trasferire il cuore e la mente verso un contesto illuminato da lui, ma senza forzare la mano.
Sottolinea giustamente monsignor Forte che «chi educa non deve creare dipendenze, ma suscitare cammini di libertà, in cui ciascuno vive la propria avventura al servizio della luce che gli ha illuminato il cuore». L’incontro è luce, illumina, incoraggia, sposta l’uomo dalla strada ove Dio non è contemplato a quella in cui il Padre è presente. Bruno Forte si concentra, poi, sulla pagina evangelica dell’Epifania: i magi muovono da oriente, là dove tutto ha inizio, il luogo delle cosiddette “esigenze originarie”, per seguire la stella, ossia «per uscire da sé per andare verso l’altro, soprattutto piccolo e debole».
L’iter che conduce alla sua conoscenza è tortuoso; spesso parrebbe invitarci a mandare all’aria tutto, a gettare la spugna, dato che non pochi sono gli Erode di turno; eppure, se il viaggio è praticato con umiltà e perseveranza, si giunge dinanzi alla gioia, al fine di conoscerla e farsi plasmare dalla stessa.
Una volta avvenuto l’incontro, guidati dalla cometa, viene richiesta una prova di comprensione: non tornare da Erode, ma fare ritorno alla propria quotidianità per altra strada. Efficace e sintetico è il messaggio dato dall’autore: «È la Chiesa ad affidare il servizio dell’annuncio/testimonianza/educazione, che parli attraverso la vita». Il presidente della conferenza episcopale abruzzese e molisana evidenzia il compito della comunità educante quando sottolinea il concetto di «Chiesa comunione».
In particolare, è necessaria la consapevolezza di ogni educatore al quale monsignor Forte chiede di confrontarsi con i «tre grandi no» e i corrispettivi «tre grandi sì»: i no del disimpegno, della divisione, della stasi e della nostalgia del passato, contrapposti ai sì della corresponsabilità, del dialogo fraterno e della continua riforma.
Considerati insieme, i sì e i no indicano un modus operandi per affrontare tutte le situazioni educative, anche quelle difficili delle “periferie”. In queste lettere pastorali, monsignor Forte offre con maestria e finezza teologica un compendio del munus docendi di cui c’è bisogno nei giorni nostri. Ogni credente è membro attivo di una comunità educante ed evangelizzatrice, la propria Chiesa di appartenenza: una Chiesa che ama, che incoraggia il dialogo, che vive una forte spinta missionaria a tutti i livelli, una Chiesa in perenne pellegrinaggio verso l’uomo, inserito in differenti contesti storici e afflitto da impegnative problematiche di convivenza con i propri simili e con il cosmo intero.
L’auspicio è quello di provvedere a una formazione dell’uomo che prenda le mosse dalle singole comunità parrocchiali in su e che veda la carità quale materia fondamentale e abbia i santi di ieri — citando san Giustino di Chieti, san Camillo de’ Lellis e san Francesco Caracciolo — e di oggi — santa Teresa di Calcutta — quali modelli, cooperatori e intercessori. Il Creatore ha dotato i suoi figli di una libertà di scelta, perché «sotto il sole di Dio s’impara ad accogliere il Suo domani, vivendo il presente in un esodo sempre nuovo, motivato e sostenuto dalla speranza». L’arcivescovo di Chieti-Vasto, raccogliendo in unico volume queste sette lettere pastorali, stimola le singole comunità dei credenti a riappropriarsi con competenza del compito e del diritto di educare per contribuire allo sviluppo dell’annuncio di un Dio bello, vicino e che sa aspettare i suoi figli.

Matteo Cantori

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17 ottobre 2019

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