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​La sfida
dell’annuncio 2.0

· ​Incontro della Ccee a Malta ·

La necessità di rimodulare la pastorale giovanile anche alla luce dei nuovi scenari aperti dai social media e dal mondo digitale è stato uno degli elementi caratterizzanti il recente incontro maltese del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) durante il quale i delegati di 18 episcopati hanno dibattuto sullo stato della catechesi e del catecumenato alla luce del giubileo della misericordia. La prospettiva di fondo, come ha chiarito padre Michel Remery, vice segretario generale del Ccee, è quella di «creare ponti tra i diversi ambiti della pastorale», e dunque non solo catechesi ma anche pastorale scolastica, giovanile, universitaria e vocazionale. Per accompagnare i giovani «nella loro risposta alla chiamata di Dio». Un lavoro che, a livello continentale, sfocerà in un simposio che si svolgerà a Barcellona nella primavera del 2017. In questa ottica, uno scenario ampio e innovativo si prefigura appunto per quanto riguarda la presenza della Chiesa nel mondo digitale e multimediale. In proposito, suor Nathalie Becquart, responsabile per l’episcopato francese del servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e le vocazioni, ha messo in evidenza «la varietà e la creatività dei giovani-adulti, i digital native, a favore della pastorale dei propri coetanei. I social media e le nuove tecnologie permettono infatti lo sviluppo di un modello di pastorale partecipativa che tiene conto dei cambiamenti in atto. L’operatore pastorale è chiamato ora a comprendere la sua presenza nella rete come parte integrante della sua missione. È necessario che sappia integrare questa presenza “nel virtuale”». Dal punto di vista pastorale, «la pervasività dei nuovi media e l’importanza che assumono presso i giovani richiede una vera e propria opera di inculturazione, basata innanzitutto sull’ascolto, e uno stile evangelico 2.0 che privilegia la co-partecipazione». La catechesi 2.0, è stato affermato, «deve tener conto dell’idea di Chiesa dove la pastorale non si basa su un approccio territoriale ma su un approccio che privilegia il network».

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22 settembre 2019

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