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La sfida
dell’accoglienza

· Di fronte alla tragedia dei migranti ·

Riceviamo in questi giorni notizie drammatiche di migliaia di uomini, donne e bambini salvati in mare e approdati sulle coste italiane. 

E sappiamo, purtroppo, che alcuni giorni fa circa quattrocento persone non ce l’hanno fatta: in poco più di tre mesi, almeno in novecento sono morti nel tentativo di compiere la traversata e trovare salvezza in Europa. Il flusso che l’Italia sta affrontando è superiore persino a quello del 2014: quasi 20.000 persone solo dall’inizio dell’anno.

Questi sono numeri che chiedono una seria riflessione sulla gravità della situazione umanitaria in Paesi come la Siria, l’Eritrea, l’Iraq, il Mali, la Nigeria. Spesso chi riesce ad arrivare in Italia versa in gravi condizioni psicofisiche per aver subito torture e trattamenti inumani e degradanti nel proprio Paese d’origine o durante il transito in zone, come la Libia, in preda a violente guerre civili.

La Chiesa è impegnata da sempre sul versante dell’accoglienza di migranti e profughi, soprattutto per favorire il migliore inserimento degli stranieri nelle comunità di arrivo, anche contrastando gli stereotipi e i pregiudizi negativi. Crediamo che l’accoglienza sia un dovere di tutti, un elemento essenziale per costruire una società più giusta, un Paese più solidale. Accogliere significa aiutare, rispettare, amare chi cerca protezione. Per questo è importante vigilare affinché l’elemento umano dell’ospitalità non sia mai oscurato da interessi economici e privati.

Gabriele Bentoglio,
Sotto-segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti

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20 maggio 2019

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