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La sfida
della comunione

· ​Da lunedì a Londra l’incontro dei primati anglicani ·

Londra, 9. Prende il via lunedì prossimo a Londra un meeting che si annuncia di fondamentale importanza per il futuro della Comunione anglicana. Vi partecipano, su invito del suo “leader spirituale”, l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, i primati delle 38 province che nel mondo compongono la Comunione anglicana, in rappresentanza di circa ottanta milioni di fedeli. All’ordine del giorno una revisione delle strutture ecclesiastiche e soprattutto la ricerca di un approccio complessivo alla gestione delle questioni su cui negli ultimi tempi, come è noto, si sono registrate frequenti divergenze come l’omosessualità e l’episcopato femminile. In particolare su questi ultimi argomenti gli osservatori registrano una sostanziale diversità di vedute tra le comunità dei Paesi occidentali e quelle africane e asiatiche. 

All’incontro, che si protrarrà sino a sabato 16, è stato invitato anche Jean Vanier, pensatore cattolico e fondatore dell’Arca, comunità per l’accoglienza di persone in difficoltà presente in oltre trenta Paesi, tra cui anche il Regno Unito. Una scelta che conferma la strada del dialogo ecumenico, in particolare con il mondo cattolico, intrapresa da Welby che, come si ricorderà, nel novembre scorso aveva invitato il predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, a offrire una riflessione in occasione dell’apertura dei lavori del sinodo generale della Church of England.
L’incontro dei primati era stato indetto dall’arcivescovo Welby lo scorso settembre per favorire una revisione e un confronto tra i diversi responsabili della Comunione anglicana in vista della prossima conferenza di Lambeth, prevista per il 2018. «Mentre ci avviciniamo all’incontro dei primati — ha scritto l’arcivescovo di Canterbury – siamo coscienti che affronteremo alcune questioni che sono molto, molto difficili nella vita della Comunione anglicana, ma anche questioni enormemente complesse che stanno interessando l’intera Chiesa di Cristo e il mondo intero. Quello che vorrei chiedere alla gente è di pregare perché, più di ogni altra cosa, ci sia saggezza e amore. Che l’amore di Cristo per ciascuno di noi, per ciascuno di noi che siamo peccatori, per ciascuno di noi che falliamo, ci renda capaci di amarci. E che la sapienza ci faccia capire la chiamata e lo scopo di Dio e in amore e saggezza possiamo servire il mondo in modo in cui Dio ci chiama».

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