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La sfida
del cambiamento

· I Padri bianchi nella Repubblica Democratica del Congo ·

«Le sfide da intraprendere per la Repubblica Democratica del Congo sono ben precise: bisogna accompagnare la popolazione affinché, a partire da una coscienza nei confronti della giustizia e del prossimo, diventi capace di vivere in pace, per l’edificazione di una nuova società». È quanto sottolinea padre Italo Iotti, sacerdote dei Padri bianchi, noti anche come Missionari d’Africa, impegnato da circa quarant’anni in opere di apostolato in varie zone del Paese, il quale mette in luce il ruolo centrale svolto dalla Chiesa locale nel processo di democratizzazione della nazione.

Tra i tanti problemi che lo Stato africano deve affrontare — di ordine sociale, politico, economico e religioso — padre Iotti aggiunge anche quello relativo alle vaste dimensioni del territorio, con una conformazione geografica piuttosto complessa che rende difficoltosa la possibilità di venire a contatto con alcune popolazioni in modo da offrire loro la presenza religiosa e il sostegno allo sviluppo. «La Repubblica Democratica del Congo — spiega il religioso — è sostanzialmente formata da tre aree: i grandi nuclei urbani, la savana e la foresta». In quest’ultima si trovano minuscoli villaggi di cacciatori e pescatori. «Negli anni Settanta, quando sono arrivato, per incontrare gli abitanti di queste piccole comunità si creavano dei luoghi di ritrovo specifici, generalmente nei villaggi più grandi che sorgevano lungo il fiume Congo».

Gli spostamenti dei missionari si trasformavano così quasi in safari a bordo di una piroga per cercare di raggiungere tutti i centri possibili. Attualmente, in queste zone, «le priorità sono non solo la formazione e la vita religiosa, ma anche la realizzazione di alcuni servizi primari come la scuola, l’assistenza sanitaria, la cura della maternità, i dispensari o i centri di cura per la malnutrizione dell’infanzia». Nelle città invece — sottolinea padre Iotti all’agenzia Fides — vista l’alta densità abitativa, abbiamo avuto la fortuna di organizzare incontri frequenti tra i fedeli e non solo limitati alla messa domenicale».

Diverse le emergenze nel sudest del Paese, dove è più intenso lo sfruttamento minerario. Qui «si registrano molti casi di abbandono scolastico con molti giovani che preferiscono dedicarsi alla ricerca di diamanti e altri minerali preziosi. In altre aree — come nella regione del Kivu, al confine con il Rwanda, dove la guerra civile ha causato oltre cinque milioni di morti — la sfida è invece lo sviluppo. «Se viene annunciato il Vangelo e non si aiuta la gente nello sviluppo, non si vive in modo cristiano» ha aggiunto. Sfide in serie a cui i Padri bianchi non si sono sottratti. Sfide tanto più ardue in un Paese che sta lentamente cercando di raggiungere una stabilità democratica. In tale frangente, ribadisce padre Iotti, la Chiesa ha sempre guardato avanti, speranzosa di continuare a collaborare con il mondo politico per un vero cambiamento. Come avvenuto in occasione delle elezioni presidenziali nel gennaio scorso. «In quest’occasione la Chiesa ha dato il proprio contributo, grazie anche all’apertura del governo, assistendo la popolazione nella preparazione al voto e dispiegando quarantamila osservatori nei seggi elettorali sparsi in tutto lo Stato». Anche Donatien Nshole Babula, segretario generale della Conferenza episcopale, in un recente memorandum indirizzato al segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha sottolineato i progressi fatti dallo Stato africano.

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27 gennaio 2020

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