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​La sfida dei dazi sul tavolo
del G20 argentino

· Allarme sulla crescita globale ·

È un clima molto teso quello in cui si apre il vertice del G20 a Buenos Aires, in Argentina. Sul tavolo dei leader ci sono dossier complessi e delicati. A partire dall’economia, con la minaccia sempre più vicina di una guerra commerciale globale, per arrivare al conflitto in Siria e alle tensioni tra Ucraina e Russia nel Mare di Azov.

Trump saluta prima di entrare nell’Air Force One alla volta di Buenos Aires (Ap)

Il rallentamento della crescita è sotto gli occhi di tutti e il direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, non nasconde i pericoli a cui si andrà incontro se le economie avanzate non si muoveranno «rapidamente e insieme» sul fronte delle necessarie riforme: da quelle sul mercato del lavoro a quelle del mercato dei beni e dei servizi. «Le barriere commerciali sono controproducenti per tutti. È un imperativo stare lontano da nuove barriere e invertire quelle recenti. Abbiamo un’occasione unica di migliorare il sistema di scambi globale» ha detto ieri Lagarde, proprio in vista dell’apertura del summit. «Liberalizzare gli scambi sui servizi può aumentare il pil dei paesi del G20 di mezzo punto nel lungo termine» ha aggiunto. L’economia globale si trova in un «momento critico» fra «significativi rischi che si stanno materializzando e nubi scure all’orizzonte».

Preoccupazioni condivise dalla banca centrale statunitense, la Federal Reserve, che per la prima volta dopo anni parla esplicitamente di «gravi minacce» e di nuovi pericoli per la stabilità finanziaria che «potrebbero provocare un tonfo dei mercati». Troppi i fattori di rischio, dalle tensioni commerciali a quelle geopolitiche, dall’incertezza generata dai negoziati sulla Brexit ai dubbi dell’Europa sulla manovra economica italiana. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha parlato ieri di «rischi moderati per la stabilità finanziaria».

Sul fronte dei colloqui bilaterali, il più atteso è quello tra il presidente statunitense, Donald Trump, e quello cinese, Xi Jinping. Trump è pronto all’innalzamento dei dazi al 25 per cento su tutti i prodotti “made in China” importati negli Stati Uniti, anche se fonti dell’amministrazione spiegano come l’obiettivo a Buenos Aires sia quello di una tregua e di un riavvio dei negoziati.

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25 agosto 2019

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