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La semplicità e l'umiltà di Giuseppe

Una nuova fontana dedicata a san Giuseppe — la centesima nel territorio dello Stato della Città del Vaticano — è stata inaugurata da Benedetto XVI nella mattina di lunedì 5 luglio. L'opera, collocata accanto al palazzo del Governatorato, rappresenta — ha detto il Papa — «un simbolico richiamo ai valori della semplicità e dell'umiltà nel compiere quotidianamente la volontà di Dio».

Signori Cardinali,

Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,

Illustri Signori e Signore!

È per me motivo di gioia inaugurare questa fontana nei Giardini Vaticani, in un contesto naturale di singolare bellezza. È un'opera che va ad incrementare il patrimonio artistico di questo incantevole spazio verde della Città del Vaticano, ricco di testimonianze storico-artistiche di varie epoche. Infatti, non solo i prati, i fiori, le piante, gli alberi, ma anche le torri, le casine, i tempietti, le fontane, le statue e le altre costruzioni fanno di questi Giardini un unicum affascinante. Essi sono stati per i miei Predecessori, e sono anche per me uno spazio vitale, un luogo che volentieri frequento per trascorrere un po' di tempo in preghiera e in serena distensione.

Nel rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale saluto, desidero manifestare viva riconoscenza per questo dono, che mi avete offerto, dedicandolo a san Giuseppe. Grazie per questo delicato e cortese pensiero! È stata un'impresa impegnativa, che ha visto la collaborazione di molti. Ringrazio anzitutto il Signor Cardinale Giovanni Lajolo anche per le parole che mi ha rivolto e per l'interessante presentazione dei lavori svolti. Con lui ringrazio l'Arcivescovo Mons. Carlo Maria Viganò e il Vescovo Mons. Giorgio Corbellini, rispettivamente Segretario Generale e Vice-Segretario Generale del Governatorato. Esprimo vivo apprezzamento alla Direzione dei Servizi Tecnici, al progettista e allo scultore, ai consulenti e alle maestranze, con un pensiero speciale per i Coniugi Hintze e per il Signor Castrignano, di Londra, che hanno generosamente finanziato l'opera, come pure per le Suore del Monastero di San Giuseppe in Kyoto. Una parola di gratitudine alla Provincia di Trento, ai Comuni e alle Ditte trentine, per il loro contributo.

Questa fontana è intitolata a san Giuseppe, figura cara e vicina al cuore del Popolo di Dio e al mio cuore. I sei pannelli di bronzo che la impreziosiscono, evocano altrettanti momenti della sua vita. Desidero brevemente soffermarmi su questi. Il primo pannello rappresenta lo sposalizio tra Giuseppe e Maria; è un episodio che riveste grande importanza. Giuseppe era della stirpe reale di Davide e, in virtù del suo matrimonio con Maria, conferirà al Figlio della Vergine — al Figlio di Dio — il titolo legale di «figlio di Davide», adempiendo così le profezie. Lo sposalizio di Giuseppe e Maria è, perciò, un evento umano, ma determinante nella storia di salvezza dell'umanità, nella realizzazione delle promesse di Dio; ha perciò anche una connotazione soprannaturale, che i due protagonisti accettano con umiltà e fiducia.

Ben presto per Giuseppe arriva il momento della prova, una prova impegnativa per la sua fede. Promesso sposo di Maria, prima di andare a vivere con lei, ne scopre la misteriosa maternità e rimane turbato. L'evangelista Matteo sottolinea che, essendo giusto, non voleva ripudiarla, pertanto decise di licenziarla in segreto (cfr. Mt 1, 19). Ma in sogno — come è raffigurato nel secondo pannello — l'angelo gli fece comprendere che ciò che avveniva in Maria era opera dello Spirito Santo; e Giuseppe, fidandosi di Dio, acconsente e coopera al piano della salvezza. Certo, l'intervento divino nella sua vita non poteva non turbare il suo cuore. Affidarsi a Dio non significa vedere tutto chiaro secondo i nostri criteri, non significa realizzare ciò che noi abbiamo progettato; affidarsi a Dio vuol dire svuotarsi di sé, rinunciare a se stessi, perché solo chi accetta di perdersi per Dio può essere «giusto» come san Giuseppe, può conformare, cioè, la propria volontà a quella di Dio e così realizzarsi.

Il Vangelo, come sappiamo, non ha conservato alcuna parola di Giuseppe, il quale svolge la sua attività nel silenzio. È lo stile che lo caratterizza in tutta l'esistenza, sia prima di trovarsi di fronte al mistero dell'azione di Dio nella sua sposa, sia quando — consapevole di questo mistero — è accanto a Maria nella Natività — rappresentata nella terza formella. In quella santa notte, a Betlemme, con Maria e il Bambino, c'è Giuseppe, al quale il Padre Celeste ha affidato la cura quotidiana del suo Figlio sulla terra, una cura svolta nell'umiltà e nel silenzio.

Il quarto pannello riproduce la scena drammatica della Fuga in Egitto per sottrarsi alla violenza omicida di Erode. Giuseppe è costretto a lasciare la sua terra con la sua famiglia, in fretta: è un altro momento misterioso nella sua vita; un'altra prova in cui gli è richiesta piena fedeltà al disegno di Dio.

Poi, nei Vangeli, Giuseppe appare solo in un altro episodio, quando si reca a Gerusalemme e vive l'angoscia di smarrire il figlio Gesù. San Luca descrive l'affannosa ricerca e la meraviglia di ritrovarlo nel Tempio — come appare nella quinta formella —, ma ancor più lo stupore di sentire le misteriose parole: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» ( Lc 2, 49). È questa duplice domanda del Figlio di Dio che ci aiuta a capire il mistero della paternità di Giuseppe. Ricordando ai propri genitori il primato di Colui che chiama «Padre mio», Gesù afferma il primato della volontà di Dio su ogni altra volontà, e rivela a Giuseppe la verità profonda del suo ruolo: anch'egli è chiamato ad essere discepolo di Gesù, dedicando l'esistenza al servizio del Figlio di Dio e della Vergine Madre, in obbedienza al Padre Celeste.

Il sesto pannello rappresenta il lavoro di Giuseppe nell'officina di Nazaret. Accanto a lui ha lavorato Gesù. Il Figlio di Dio è nascosto agli uomini e solo Maria e Giuseppe custodiscono il suo mistero e lo vivono ogni giorno: il Verbo incarnato cresce come uomo all'ombra dei suoi genitori, ma, nello stesso tempo, questi rimangono, a loro volta, nascosti in Cristo, nel suo mistero, vivendo la loro vocazione.

Cari fratelli e sorelle, questa bella fontana dedicata a san Giuseppe costituisce un simbolico richiamo ai valori della semplicità e dell'umiltà nel compiere quotidianamente la volontà di Dio, valori che hanno contraddistinto la vita silenziosa, ma preziosa del Custode del Redentore. Alla sua intercessione affido le attese della Chiesa e del mondo. Insieme alla Vergine Maria, sua sposa, egli guidi sempre il mio e il vostro cammino, affinché possiamo essere strumenti gioiosi di pace e di salvezza.

Come un libro aperto sull'uomo del silenzio

Quasi un monumento a san Giuseppe la fontana inaugurata lunedì mattina, 5 luglio, in Vaticano dal Papa, la centesima realizzata nello Stato. Come infatti ha spiegato il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano — rivolgendo il suo saluto al Papa all'inizio della cerimonia per l'inaugurazione e la benedizione dell'opera — la nuova fontana si apre dinanzi a chi la guarda «come un libro, il libro della vita, della storia, della bibbia, e presenta le vicende umane di un uomo umile e marginale rispetto agli altri protagonisti della storia sacra, ma che realizzò pienamente se stesso nel suo essere figlio di Davide, nell'obbedienza a Dio, vivendo per Gesù e sua Madre, Maria». I pannelli rappresentano infatti «lo sposalizio con Maria — ha detto il cardinale Lajolo — il sogno dell'Angelo, la nascita di Gesù a Betlemme, la sua fuga in Egitto, il ritrovamento di Gesù nel Tempio, il lavoro a Nazaret». E mentre il presidente del Governatorato ricordava il senso dello sgorgare dell'acqua da una pietra, immagine simbolica della «roccia spirituale da cui tutti possono abbeverarsi alla stessa bevanda spirituale», dalla fontana intitolata a san Giuseppe è sgorgato il primo flusso di acqua. Il cardinale ha poi spiegato che «in adesione agli insegnamenti di Vostra Santità sul rispetto della natura, l'acqua usata non viene dispersa ma è riutilizzata con un sistema di circolazione a circuito chiuso». Infine è stata letta la lapide con la dedica della fontana di San Giuseppe a Papa Benedetto XVI. Il Papa, dopo aver pronunciato il suo discorso, ha benedetto l'opera e ha salutato a uno a uno i principali artefici. Per il Governatorato, oltre al cardinale Lajolo che ha ispirato l'opera, erano presenti il segretario generale, arcivescovo Carlo Maria Viganò, il vice segretario generale, vescovo Giorgio Corbellini, con il padre Mark Haydu e gli architetti Giuseppe Facchini, autore del progetto, e Barbara Bellano, collaboratrice; il direttore dei servizi tecnici, ingegner Pier Carlo Cuscianna, e il direttore dei Musei, Antonio Paolucci.

Con il decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano, erano i cardinali Giovanni Battista Re, Raffaele Farina, Renato Raffaele Martino e Agostino Cacciavillan. Tra i presenti anche gli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato e Luciano Suriani, nunzio apostolico delegato per le rappresentanze pontificie; monsignor Giuseppe Andrich, vescovo di Belluno-Feltre, diocesi nella quale risiede Franco Murer, lo scultore che ha realizzato l'opera. Il Papa ha poi salutato donatori e sponsor. Tra i primi la famiglia Hintze e Robert Castrignano, Patrons of the arts in the Vatican Museums; tra i secondi i rappresentanti della provincia di Trento e dei comuni di Pinzolo, Giustino e Carisolo.

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