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​La scommessa del cancelliere

· ​Merkel si oppone all’idea di un tetto per l’accoglienza dei migranti ·

Sulla questione dei migranti, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, non cambia rotta, continuando a opporsi a un tetto limite per l’accoglimento dei profughi. E ne fa anche una questione di credibilità personale. Lo ha spiegato lei stessa in questi termini in un’intervista al «Badische Neueste Nachrichten» e all’«Augsburger Allgemeine» in uscita oggi. «Per dirlo in modo chiaro, per me si tratta di una questione di credibilità e di onestà» ha detto Merkel, in vista dell’apertura del congresso, in agenda la prossima settimana, della Cdu (l’Unione Cristiano-Democratica, il partito del cancelliere, ndr) che vedrà forti contrasti proprio sul tema della gestione dell’immigrazione.

Il cancelliere Merkel  durante una conferenza stampa  a Bruxelles (Reuters)

«I tetti limite sono unilaterali, statici e complicano tutto quello che vorremmo ottenere» ha affermato il cancelliera, che è stata appena incoronata dalla prestigiosa rivista «Time» personaggio dell'anno. «Se io come cancelliere oggi definisco questo limite, e domani non viene rispettato, perché appunto ne arrivano di più, non ho mantenuto le mie promesse. E i problemi aumentano invece di diminuire» ha concluso. 
Come detto, la questione rischia di creare degli attriti nella maggioranza. Nel congresso del partito — lunedì e martedì a Karlsruhe — i più critici della linea dell’accoglienza potranno invocare ancora una volta la necessità di limitare gli ingressi dei migranti: la Germania ne ha accolti un milione nel 2015. Su questo fronte il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, potrebbe essere il più temibile avversario di Merkel.

Intanto, in Europa si continua a discutere della possibilità di istituire una forza comune per la gestione delle frontiere. L’idea — su cui spingono molto Francia e Germania, mentre l’Italia deve ancora valutare la sua posizione — è la creazione di un meccanismo di supervisione unico, come per le banche in difficoltà. In termini politici, significa cedere nuovo spazio di sovranità nazionale.

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