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La scelta
dell’homo viator

· Il Vangelo della XIII domenica del tempo ordinario ·

Se il vagabondo è colui che cammina senza una meta precisa, incapace di scegliere una direzione e per questo si lascia condurre dalle sensazioni o dagli eventi, il viandante invece è colui che cammina avendo ben chiaro nel cuore e nella mente il luogo dove deve arrivare, tanto che nel medioevo l’uomo era definito come homo viator.

Gesù per primo è stato un viandante: il suo camminare lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e della Giudea aveva una meta ben precisa, Gerusalemme, la città santa, “perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme” (Lc 13,33b). Lì egli doveva rivelarsi come il profeta, colui che mostra il volto di Dio indicandoci il cammino da percorrere per giungere alla vita. Perché se è vero che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”, il discepolo è chiamato a riscoprire ogni giorno la dimensione dell’homo viator, di colui che è in cammino verso la città santa, la Gerusalemme celeste, che ha lo splendore “simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino” (Ap 21,11) dove “la gloria di Dio la illumina” (Ap 21,23).

Immersi nel mondo, invece, i discepoli sono rimasti imprigionati dagli affanni e dai problemi della vita, diventando spesso incapaci di guardare il cielo e il futuro che li attende. La mancanza di uno sguardo che contempla l’infinito appesantisce la quotidianità perché, come ha scritto Papa Benedetto XVI nella Spe salvi, “solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente”.

Senza la prospettiva della Gerusalemme celeste, si rimane paralizzati nel presente, alla ricerca di un senso da dare alla vita che conduce ad accontentarsi di gioie superficiali, che quietano solo per pochi attimi la sete infinita di felicità presente nel cuore dell’uomo.

Dio, però, “ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente” ci ha ricordato Papa Francesco in Gaudete et exsultate.

Per questo l’immagine di Gesù che con ferma decisione — in realtà alla lettera “indurì il volto”, dove il verbo usato dall’evangelista Luca indica uno stato, oppure un atto definitivo e immutabile — si incammina verso Gerusalemme, diventa paradigmatica per il discepolo, chiamato a rinnovare in questa domenica la sua scelta per la santità e la Gerusalemme celeste, dove il Padre ci attende e tutti i santi aspettano di condividere con noi la gioia senza fine.

Solo così i discepoli di Gesù potranno riaprire la strada verso il cielo, che l’uomo di oggi ha smarrito, perdendo così il senso ultimo della vita.

di Nicola Filippi

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18 settembre 2019

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