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La sapienza infusa

Fino al 1970 i dottori della Chiesa erano uomini. Erano tutti uomini coloro a cui veniva attribuito questo titolo eccezionale e solenne per aver dato un contributo fondamentale alla cultura e alla dottrina cattolica. Fu Paolo VI il primo Pontefice a dare questo titolo a due donne, Teresa d'Avila e Caterina da Siena, attribuendo loro un ruolo di primo piano nella tradizione, nella cultura e nella storia della Chiesa.  A loro seguì Teresa di Lisieux. Il 7 ottobre Benedetto XVI insignirà dello stesso titolo Ildegarda di Bingen.

Abbiamo scelto di dedicare a loro, a queste sapienti, l’inserto di settembre per sottolineare quanto sia stato importante l’apporto culturale e intellettuale delle donne nella storia della tradizione cristiana. E per tentare di rompere un altro dei tanti luoghi comuni sul rapporto donne-Chiesa. Quello secondo cui le religiose hanno esclusivamente un ruolo di servizio, di abnegazione, sono legate alla concretezza della cura del corpo, dell’organizzazione della vita quotidiana, al lavoro manuale e umile ma per il resto, sul piano culturale e dottrinale, danno o hanno dato molto poco. Naturalmente non è vero.

La storia di molte donne, di molte sante e di molte religiose lo dimostra. Hanno saputo donare amore e intelletto, dare stimoli al rinnovamento e alla dottrina,  inventare modalità ed espressioni della fede, costruire, non solo custodire, la tradizione.

Nell’inchiesta di questo numero Lucetta Scaraffia spiega come la Chiesa sia stata salvata nei momenti difficili, aiutata nella ricostruzione e nel rinnovamento culturale, proprio da donne sapienti e ascoltate. Donne che anche oggi, in tempi e modi diversi continuano nel loro paziente lavoro intellettuale e di ricerca come Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, filosofa e teologa intervistata da Cristiana Dobner. La santa del mese è Edith Stein, filosofa di origini ebraiche morta ad Auschwitz, raccontata da Mariapia Veladiano.(r.a.)

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11 dicembre 2019

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