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La sapienza concreta del cristiano

· Ricordo del filosofo Edoardo Mirri ·

È morto ad Arezzo il 27 maggio Edoardo Mirri, pensatore di grande rilievo che la modestia personale e la vita operosa e aliena da ogni appariscenza hanno tenuto al riparo dai media ma che ha lasciato un solco profondo nei discepoli chiamati a proseguirne la testimonianza e il pensiero. 

Nato a Cortona, città da lui amatissima, nel 1930, dopo la laurea in filosofia a Firenze ha diretto per più di un quindicennio la Biblioteca di Arezzo. Dal 1974 è stato ordinario di filosofia teoretica all’università di Perugia e per quasi un ventennio preside della facoltà di Scienze della formazione. Lucumone Onorario dell’Accademia Etrusca di Cortona, ha servito la sua città natale con dedizione non smentita neppure nella tarda età, ne ha potenziato i valori artistici, è stato protagonista indefesso del suo sviluppo culturale.

Shiloh Sophia McCloud, «Divina sapienza» (2010)

Studioso del pensiero tedesco, da Hegel a Nietzsche, da Schopenhauer ad Heidegger, è stato discepolo fedelissimo del filosofo umbro che ha riconosciuto suo primo maestro, Teodorico Moretti-Costanzi. Discepolo per omogeneità di aspirazioni a una ricerca non solo teoretica, ma esistenziale. In un servizio alla verità che si è progressivamente manifestata, in Moretti-Costanzi, come adesione profonda alla rivelazione cristiana.
Suo allievo fedelissimo anche nel trentennio (1954-1982) in cui Moretti-Costanzi occupò a Bologna le cattedre di filosofia teoretica e di storia della filosofia, Edoardo Mirri ne è rimasto alla fine interlocutore quasi unico, dopo il ritiro di Moretti-Costanzi nella sua terra. Un’Umbria amata a tale punto nella sua storia civile, sociale, politica da far coniare ai suoi discepoli il termine umbrietà.
Edoardo Mirri ha alimentato il suo pensiero nell’ambito di quello di Anselmo e di Bonaventura, un pensiero radicato in Dio, mai alieno dalla realtà di un mondo da recuperare nella sua qualità nativa nell’impegno di tutta la persona nella sua singolarità unica di apertura e comunione. Dio che in Cristo entra nel tempo per redimerlo dal limite della caducità umana e renderlo tempo di grazia, di possibile ascesa: non tanto della mente a Dio, ma di tutto l’essere in Dio. Moretti-Costanzi chiamerà cristità l’atteggiamento per il quale si riconosce e testimonia la verità cristiana, la vita in Cristo.
Con un percorso personale ma di integrazione di quello del maestro, e di cura di ogni testo lasciato da Moretti-Costanzi, Mirri ne curerà con passione l ’Opera omnia , premettendole una lunga, articolata e splendida introduzione a chiarimento di un pensiero limpido nella sostanza ma espresso in un linguaggio spesso criptico. Ha reso così con Marco Moschini un grande servizio a un testimone della philosophia perennis in un’impresa non facile che compendia il pensiero di un originalissimo filosofo.
Nella presentazione dei momenti in cui può essere ripensata la vita del maestro — l’alba, il mattino, il meriggio, il vespro — ha involontariamente richiamato la sua personale giornata terrena.
È stato educatore amabile e amato di tanti giovani, fratello maggiore, amico dei discepoli di Moretti-Costanzi che ne hanno poi vissuto il magistero in modalità diverse: dal vescovo Luigi Bettazzi ad Alceo Pastore, un rosminiano che ad Antonio Rosmini ha dedicato la vita, a discepole approdate alla vita monastica (benedettina e carmelitana). È stato sino alla fine un compagno di cammino. Di aiuto in momenti difficili, in situazioni di perplessità. «Vero maestro di dottrina e di vita... con la sua pazienza, la sua pacatezza» come lo descrive con fine realismo il discepolo Martino Bozza, è stato anche capace di parole decisive in circostanze di prova. Ha agito con la fortezza di una fede chiara e illuminata, da guida. Con la sapienza concreta del cristiano.
Nelle prove che lui stesso ha attraversato, qualche discepolo è stato testimone della sua commovente umiltà. E anche di un affidamento, una consegna fiduciosa ed evangelica a chi intuiva avrebbe potuto soccorrerlo.
Edoardo Mirri ha vissuto la fede sapiente, il riconoscimento che in Dio viviamo, pensiamo e siamo, nell’ambito di una coscienza non soggettiva, ma luogo dove i co-scienti si riconoscono fratelli nella percezione della realtà che li costituisce, fruitori dell’unica Luce, ascoltatori della stessa Parola, il Verbo di Dio, Cristo Gesù Signore.
Mirri ha realizzato con la parola e la vita la consapevolezza che la fede è intuizione della verità, sensibilità sapiente, slancio operativo di testimonianza, vera filo-sofia, amore e partecipazione a un sapere esistenziale, al di fuori del quale non risuona l’unica Parola che salva.
Ha vissuto la cristità del maestro, il paolino vivere Cristo, il riconoscimento donato da Dio della sua presenza in Cristo e dell’uomo in lui, in una percezione di tutto l’essere — pensiero, volontà, sensibilità — che è dono e grazia di partecipazione al fondamento di ogni realtà.

di Emanuela Ghini

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08 dicembre 2019

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