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La santità antidoto agli scandali

· Il cardinale Sandri per la festa di san Bernardo Tolomei ·

Come nel passato, «purtroppo ai nostri giorni sentiamo di scandali grandi anche entro la Chiesa». Persino «coloro che dovrebbero essere uomini di Dio sono dunque capaci di trasformare per sé e per gli altri la scala verso il cielo in uno scivolo verso l’abisso della perdizione». È la denuncia del cardinale Leonardo Sandri, che domenica 19 agosto, nella chiesa abbaziale di Monte Oliveto maggiore, ha presieduto la celebrazione eucaristica per la solennità di san Bernardo Tolomei, fondatore della congregazione dei benedettini olivetani.

Riferendosi alle recenti notizie sugli scandali degli abusi sessuali commessi su minori da ecclesiastici, il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha esortato a reagire con fermezza e fiducia, ricordando che la risposta «l’ha già scritta il Signore, sia vincendo in se stesso, attraverso la sua morte e resurrezione, ogni inganno e seduzione di Satana, sia attraverso una chiamata sempre più forte alla santità». Una risposta fatta propria da Papa Francesco nella sua recente esortazione apostolica Gaudete et exsultate e rilanciata già da san Paolo nella lettera ai Filippesi.

Nella sua omelia il porporato ha fatto riferimento all’anno particolare in cui ci troviamo, perché, ha spiegato, «alcune fonti storiche collocano tra la fine del 1318 e l’inizio del 1319, quindi settecento anni fa, la visione della scala» sulla quale san Bernardo «vide salire, aiutati dagli angeli, monaci vestiti di bianco, attesi da Gesù e Maria». Questa visione fa eco alla stessa esperienza vissuta da Giacobbe (Genesi 28) e richiamata dallo stesso Gesù all’inizio del Vangelo di Giovanni nel suo dialogo con Natanaele: a lui viene annunciato che «vedrà gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo» (1, 51).

Questo simbolo, che «sin dai padri della Chiesa è stato preso a immagine sia dell’Incarnazione del Verbo, sia della stessa vita monastica», è in fondo «una risposta a quanto gli uomini avevano tentato di fare con la torre di Babele»: cioè, voler innalzarsi e toccare il cielo «per farsene padroni e non aver più bisogno di Dio». La confusione delle lingue che «porta al fallimento del progetto», ha sottolineato il cardinale, non è tanto «una punizione divina quanto piuttosto una conseguenza della scelta dell’uomo». La visione dei cieli aperti e «della scala raffigura invece il disegno provvidente di Dio, che decide egli stesso di spalancare il mistero della sua esistenza, con un cammino che culmina in Gesù Cristo». Egli infatti è disceso, perché «noi possiamo risalire a quel cielo da cui ci siamo allontanati per la nostra superbia». 

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27 gennaio 2020

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