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La sanità negata ai nativi americani

· Un rapporto rivela pesanti discriminazioni ·

Il sistema sanitario «non li vede». Negli Stati Uniti i nativi americani sono «invisibili» e non possono godere delle stesse cure mediche a disposizione degli altri cittadini. A lanciare l’allarme è una ong statunitense, la National Public Radio (Npr) che ha condotto una ricerca in collaborazione con la fondazione Robert Wood Johnson e l’università di Harvard.

Secondo lo studio, in alcuni stati l’aspettativa di vita per i nativi è addirittura di vent’anni inferiore rispetto alla media nazionale. Ad esempio in Montana l’aspettativa di vita degli uomini è di 56 anni, 19 anni in meno dei cittadini non nativi. E lo stesso per le donne. «Mia madre è morta a 57 anni perché le sono state negate le cure mediche» afferma Anna Whiting Sorrell, membro del Confederated Salish and Kootenai Tribes of the Flathead Reservation (organizzazione che rappresenta i nativi americani). Un fattore determinante che li pone agli ultimi posti quando si parla di accesso alla sanità è sicuramente il fatto che la loro comunità non riceve finanziamenti sufficienti da parte del Congresso. Raramente i nativi riescono ad accedere alle cure mediche private. I costi sono molto alti e la percentuale di persone senza assicurazione è considerevole. Inoltre, molti gruppi vivono in aree rurali, dove è difficile trovare delle cliniche. Gli ostacoli sono «grandi: geografici, legati al trasporto e alla condizione economica» ha dichiarato alla Npr Margaret Moss, membro della tribù Hidatsa. Per i nativi non solo i servizi non sono gratis, ma soprattutto l’accesso ad essi è ulteriormente ostacolato dal razzismo e dai pregiudizi nei loro confronti. Circa un quarto degli indiani d’America infatti ha dichiarato di esser stato vittima di forme di discriminazione durante una visita medica. 

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