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La salita in politica del senatore Monti

· Il 24 e il 25 febbraio le elezioni in Italia ·

La decisione di Mario Monti di rendersi disponibile a un nuovo impegno al servizio del Paese sta orientando, come previsto, il dibattito politico e l’avvio della campagna elettorale in Italia. Il tema principale è ora l’analisi del programma indicato dallo stesso Monti nella sua “agenda” per il prossimo Governo e del modo in cui le forze politiche che lo condividono intendono presentarsi alle prossime elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, dopo lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica nel pomeriggio di sabato scorso, 22 dicembre.

Nella conferenza stampa di domenica il capo del Governo uscente ha spiegato, illustrando i motivi della sua scelta, di essere disposto a mettersi alla guida di quanti vogliono proseguire sulla strada intrapresa dall’Italia nell’ultimo anno sulla base di un programma concreto e non attraverso un’alleanza che si condensi esclusivamente accanto al suo nome. Monti ha precisato di considerarsi extra partes: «Non mi schiero con nessuno ma la mia agenda è chiara ed è aperta a tutti per coalizioni ampie. Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile, sono pronto a dare il mio incoraggiamento e, se richiesto, anche la guida, e sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento».

Se una o più forze politiche «con credibile adesione alla mia agenda» — ha poi continuato Monti — manifestassero «il proposito di candidarmi a presidente del Consiglio, valuterei la cosa». Verificate «tante condizioni» ha aggiunto, precisando successivamente nel corso di una trasmissione televisiva: «La mia agenda ha bisogno di un mandato elettorale e politico, in particolare dalla società civile e da quelle persone che mi dicono: mi hai tartassato, ma mi fido perché sei una persona seria».

Annunciando il suo impegno in politica attraverso le modalità illustrate, il senatore a vita intende aprire la seconda fase di un programma riformatore che è stato solo abbozzato nel corso dell’ultimo anno sulla spinta della congiuntura finanziaria. Monti è stato chiamato dai partiti a prendere decisioni inderogabili, di cui nessuno intendeva però prendersi la responsabilità diretta, per il timore di pagare un prezzo elettorale troppo alto. Quelle stesse forze politiche si ritrovano ora a interrogarsi sull’impatto che può avere la «salita in politica» di chi doveva, quasi per mandato, diventare impopolare. Una prospettiva che fornisce da sola molto materiale alla riflessione dei partiti, così come il successo che anche i sondaggi sembrano ora attribuire a chi ha imposto agli italiani sacrifici pesanti.

L’espressione «salire in politica», usata da Monti nel corso della conferenza stampa di domenica, è stata accolta con ironia, in qualche caso con disprezzo. Ma si nota la sintonia con il messaggio ripetuto in questi anni dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, non a caso un’altra figura istituzionale che gode di ampia popolarità e alla quale tutti riconoscono il merito di aver individuato proprio nel senatore a vita l’uomo adatto a traghettare l’Italia fuori dai marosi della tempesta finanziaria. È in sintesi l’espressione di un appello a recuperare il senso più alto e più nobile della politica che è pur sempre, anche etimologicamente, cura del bene comune. Ed è questa domanda di politica alta che probabilmente la figura di Mario Monti sta intercettando o sulla quale comunque il capo del Governo uscente intende legittimamente far leva e che interpella i partiti al di là dei contenuti del suo manifesto politico.

Riguardo ai contenuti dell’«agenda», il segretario del Partito democratico (Pd), Pierluigi Bersani, ha affermato di avervi trovato «cose condivisibili, altre un po’ meno e altre sulle quali si può discutere». Affermando che nel programma del Pd c’è «più lavoro, più equità e più diritti», a proposito di Monti ha spiegato di avere nei suoi confronti «il massimo rispetto»: ora «aspettiamo di vedere se sarà sopra le parti o se sceglierà piuttosto una parte». È critico invece il segretario del Popolo della libertà, Angelino Alfano, secondo il quale l’«agenda» contiene solo tre certezze: «Imu, patrimoniale, più Iva. Verificare per credere». Il leader dell’Unione di centro, Pier Ferdinando Casini, condivide infine il programma di Monti: «No agli inganni di Berlusconi — ha detto — ma anche a Vendola con le sue ricette ideologiche»; aggiungendo che «c’è un lavoro iniziato, ci sono i sacrifici che gli italiani hanno fatto: non disperdiamo tutto questo».

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14 ottobre 2019

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