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La saggezza di Boguljub

· ​Riflessioni sulla vita religiosa ·

Pubblichiamo uno stralcio del libro “Vedo un ramo di mandorlo. Riflessioni sulla vita religiosa” (Roma, Edizioni Lipa, 2015, pagine 280, euro 20).

Erano arrivati in un soggiorno, dove una grande tavola a ferro di cavallo testimoniava che si trattava di un luogo di ritrovo. La velocità con cui tutti si disposero attorno al tavolo attestò che erano abituati a incontrarsi in quel luogo. Indicarono a Boguljub e ad Amphilochios i posti al centro del tavolo. Poi, senza le parole inutili pronunciate normalmente in circostanze del genere, padre Gorazd ringraziò Boguljub e Amphilochios di essere venuti e chiese a tutti di aprire i cuori per saper approfittare dell’occasione per accogliere una sapienza maturata attraverso una lunga esperienza. Dette poi la parola a padre Boguljub.

Discesa agli inferi e resurrezione nella cappella del Collegio San Stanislao a Ljubljana in Sloveniaopera di padre Marko Ivan Rupnik e degli artisti del Centro Aletti (2006)

Boguljub fece un leggero inchino verso i fratelli radunati attorno al tavolo e cominciò con il segno della croce. «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Padre di misericordia, sorgente della vita, dell’amore e di ogni vera sapienza, manda il tuo Spirito Santo su di noi, affinché il tuo Figlio, nostro Signore e Salvatore, si possa manifestare nella nostra umanità povera e fragile. Come hai vivificato i morti, irrobustito i fragili, curato gli infermi, ritemprato i deboli, così rafforza la nostra adesione a te, nella stessa comunione che il tuo Spirito ci comunica e con cui ci unisce a Te e tra di noi. Amen».

Si schiarì la voce, si lisciò la barba con il suo gesto consueto, e riprese: «Cari amici nello Spirito, padre Gorazd mi ha chiesto di fare con voi una riflessione su ciò che è essenziale nella vita religiosa. Ho pensato, sì, di proporvi un momento di riflessione. Ma vorrei che dopo ci fosse lo spazio per parlarne insieme, o per approfondire alcuni aspetti, se avrete delle domande. La prima sottolineatura di questa riflessione che vi voglio proporre è di che vita si tratta quando parliamo di “vita religiosa”. Infatti, considerando la vita religiosa, il punto di partenza della nostra riflessione inizia dalla vita: voi mi avete chiamato perché io vi dica qualcosa sulla vita religiosa». E qui calcò la parola “vita”.

«Ora, la prima cosa evidente è che la vita ha una sorgente. È un ruscello, un fiume. Già nell’Antico Testamento, l’acqua viva è un simbolo di Dio come sorgente di vita. Fin nei profeti quest’acqua viva indica l’effusione escatologica della vita di Dio. Ricordate Zaccaria? Un’acqua viva sgorgherà da Gerusalemme (14, 8). Ma, ancora più interessante, è che questa effusione di acqua viva escatologica è messa in relazione con lo Spirito Santo, come si vede già in Ezechiele, che parla dell’aspersione con quest’acqua in relazione alla remissione dei peccati, al cuore nuovo e allo spirito che abita dentro di noi (36, 25-27). E questa immagine eloquente riappare alla fine dell’Apocalisse, dove Giovanni la descrive in un modo estremamente affascinante: c’è una sorgente che sgorga da sotto il trono di Dio e dell’Agnello (22, 1). Su questo trono è assiso Dio, ma anche l’Agnello immolato, che allo stesso tempo è dritto, risorto, trionfante.

L’acqua che sgorga è la vita, la cui dimora è il santo dei santi, cioè la vita stessa di Dio, di Dio Padre e del Figlio, di quell’Agnello che, immolato, vive trionfante. La sorgente della vita viene dall’alto, così come ogni grazia. E dall’alto, nella Bibbia, significa fuori dal controllo dell’uomo. Dio abita in alto, perché l’uomo non può raggiungere la sua dimora. È al di là di ciò a cui l’uomo può arrivare. La vita appartiene a Lui e noi non possiamo darcela. Nessuno può fare un assalto al santuario e penetrarvi. La vita è quella che sgorga dal trono, dove stanno sia Dio che l’Agnello, cioè è la vita del Padre e del Figlio, perché il trono è unico per entrambi.

Ecco, vedete, la grande tradizione degli antichi ci tramanda questa semplice, ma straordinaria verità: il Padre e il Figlio sono una sola cosa, ma la loro comunione è una terza persona, lo Spirito Santo, che è la vita. E la vita del Padre e del Figlio è l’amore dell’uno per l’altro, e viceversa. Questo, cari amici, ci fa fare un passo ulteriore nella contemplazione del mistero: la vita che sgorga dal santuario è l’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre. Questo amore è la terza ipostasi, lo Spirito. Non è la vita come normalmente la comprendiamo noi nel nostro mondo, segnato dalle tragedie a del peccato. L’idea che abbiamo noi della vita va proprio lasciata da parte, per non contaminare la contemplazione di questa vita che ci viene dall’alto. Noi abbiamo una visione della vita come una specie di energia, una sorta di forza che ci fa muovere, tanto è vero che il movimento è una testimonianza della vita. Ma san Giovanni ci dà un’immagine della vita che in sé stessa, nella sua verità, nella sua indole essenziale, è l’amore delle persone, la comunione tra di loro.

Sì, lo so, non è normale per i nostri orizzonti intellettuali pensare che il Padre e il Figlio vivano la comunione in una persona divina, che è l’ipostasi che ipostatizza tutto ciò che è di Dio come amore delle persone. Non siamo abituati a questo modo, perché tra noi uomini non è così. Ma in Dio, invece, è così. E, anche se alcuni tra voi sono veramente giovani, penso che abbiate già sperimentato un’amicizia che vi fa incontrare l’altro, ma allo stesso tempo vi pone in una relazione che supera il rapporto io-tu. Chiunque ha un’esperienza dell’amore fraterno, della comunione delle persone, ha già gustato un po’ di quella gioia che non è riducibile a una relazione solo intra-umana. La relazione come tale si rivela come una realtà trinitaria. Un grande poeta russo diceva: “Purché il terzo sia presente e quel terzo sia l’amore”. È questo terzo che è tra di noi come amore a garantire che noi ci amiamo. Se in questi anni in cui vivete in comunità avete provato un po’ della bellezza della vita comune, allora avete già sperimentato che non si tratta di un prodotto vostro, che non è una conquista, ma è l’accoglienza del flusso che viene dall’alto. 

di Marko Ivan Rupnik e Maria Campatelli

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