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La Russia sollecita una tregua immediata in Libia

· Mentre la Nato intensifica i raid su Tripoli causando numerose vittime ·

È durato oltre 30 minuti il raid della Nato che questa notte ha preso di mira una installazione militare poco distante dal bunker di Muammar Gheddafi, a Tripoli. Nell’attacco, contro una caserma semivuota di volontari secondo il Governo libico, un impianto per i mezzi secondo l’Alleanza atlantica, si sono registrati almeno 3 morti e 150 feriti. Poco dopo l’una di notte, riferiscono i corrispondenti presenti a Tripoli, violente esplosioni hanno scosso l’area attorno all’albergo che ospita i giornalisti stranieri accreditati: almeno 18 le esplosioni che hanno fatto tremare il complesso, che si trova all’interno del compound di Bab Al Azizia. Il raid ha preso di mira, con bombe laser guidate, un impianto che «riforniva le forze responsabili degli attacchi contro i civili», afferma la Nato. Il portavoce del Governo libico, Moussa Ibrahim, ha sostenuto che il raid «rappresenta una escalation» e la maggior parte delle vittime sarebbero civili, abitanti delle case vicine la zona bombardata. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha esortato nuovamente le parti libiche a un cessate il fuoco immediato. Le sue dichiarazioni sono giunte dopo che nel fine settimana ha ricevuto l’ex ministro degli Esteri libico, Abdul-Rahman Shalgam, arrivato a Mosca come emissario del consiglio nazionale di transizione di Bengasi.

«Stiamo cercando di giungere a una fine immediata dello spargimento di sangue, a una cessazione immediata delle operazioni di combattimento. Questo è stato il principale obiettivo dei nostri incontri», ha affermato il capo della diplomazia russo. «Siamo assolutamente convinti — ha proseguito Lavrov — che siano inevitabili discussioni e accordi su un cessate il fuoco. Prima è, meglio è». Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, ha affermato ieri che la guerra in Libia «deve finire presto» poichè «i civili si trovano da ambedue le parti, quella dei ribelli e quella di Gheddafi». Intanto, però, dopo la Francia anche il Regno Unito ha deciso di schierare e impiegare elicotteri d’attacco in Libia per superare l’impasse sul terreno dei combattimenti. Dopo aver eliminato l’aviazione militare libica gli elicotteri sono lo strumento migliore per far rispettare la no-fly zone e distruggere i carri armati e le postazioni d’artiglieria del colonnello. Lo ha annunciato il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet. Il ministro degli Esteri danese, Lene Espersen, ha invece criticato la decisione di inviare elicotteri da combattimento in Libia, stimando che tale decisione è in contrasto con la risoluzione dell’Onu. «Non consiglio — ha detto il ministro danese a margine del consiglio Affari esteri dell’Ue — di cominciare a prendere decisioni che rappresentano una chiara violazione della risoluzione 1973». E mentre una risoluzione di sostegno per un intervento «limitato» in Libia è stata presentata ieri da alcuni influenti senatori al Congresso, «gli Stati Uniti sono decisi a proteggere i civili libici e pensano che Gheddafi debba lasciare il potere»: lo ha sottolineato Jeffrey Feltman, il sottosegretario americano agli Affari del Medio Oriente, giunto ieri a Bengasi per colloqui con i rappresentanti dei ribelli libici. Dal canto suo, il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davatoglu, ha annunciato il riconoscimento del consiglio nazionale di transizione di Bengasi come rappresentante del popolo libico.

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