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La road map di Matthew Paris

· Un itinerario medievale da Londra alla Terra Santa ·

Lo spazio è importante quanto il tempo; e la cartografia vale quanto la cronologia. Ne era ben consapevole Matthew Paris, storico e cronista ma anche abile artista e cartografo dell’Inghilterra del Duecento, attivo nell’abbazia benedettina di Saint-Albans. Matthew pensò bene di corredare le sue cronache storiche con un itinerario figurato da Londra ai luoghi santi.

L’ Iter de Londinio in Terram Sanctam (di cui ci restano quattro versioni, conservate a Londra e a Cambridge) è una road map medievale, una lunga striscia di carte figurate e immagini di città cucite in successione. La fascia, che combina rappresentazioni cartografiche, topografie cittadine e testi in inglese, anglo-normanno e latino, sembrerebbe raffigurare un viaggio scandito attraverso soste intermedie, con il calcolo delle distanze e dei giorni di percorrenza.

Il percorso tocca le città europee più importanti e i maggiori centri di pellegrinaggio della cristianità, Roma e Gerusalemme. Da Londra si approda alla costa francese per fare tappa a Parigi, poi ancora verso la Provenza e il passo del Moncenisio, per attraversare l’Italia; da Roma, rappresentata come Urbs christiana , l’itinerario prosegue fino alla Puglia, per giungere a quello che appare il punto di arrivo, Gerusalemme e Acri.

Questo enigmatico documento cartografico ha attratto l’attenzione di molti storici e studiosi, che hanno proposto una grande varietà di interpretazioni, soprattutto dopo la pubblicazione, nel corso dell’Ottocento, dell’edizione critica dei testi dell’itinerario, e a partire dallo studio, divenuto classico, di Richard Vaughan ( Matthew Paris , Cambridge University Press, 1958). Più recentemente, sviluppando un’idea di Vaughan, Hans-Eberhard Hilpert ha associato l’ Iter alla crociata del 1242 di Riccardo conte di Cornovaglia ( Kaiser- und Papstbriefe in den Chronica Maiora des Matthaeus Paris , Ernst Klett, 1981); Suzanne Lewis ha studiato le carte di Matthew come illustrazioni dei suoi scritti di storia ( The Art of Matthew Paris in the «Chronica Majora» , University of California Press, 1987); Daniel K. Connolly ha insistito sull’aspetto «interattivo» dell’itinerario, che sarebbe stato concepito per consentire ai monaci benedettini di Saint-Albans di sperimentare nell’immaginazione il pellegrinaggio in Terra Santa, senza abbandonare la loro abbazia. Le carte e i testi del cronista cartografo avrebbero favorito la contemplazione spirituale della Gerusalemme della Giudea, posta al centro della storia della salvezza e figura della Gerusalemme del cielo ( Imagined Pilgrimage in the Itinerary Maps of Mathew Paris , Art Bulletin, 81/4, 1999, pp. 598-622).

Negli ultimissimi anni sono stati pubblicati nuovi studi sull’itinerario medievale disegnato a Saint-Albans. Daniel K. Connolly è ritornato sull’argomento con una monografia. La cartografia di Matthew Paris è stata per lui il pretesto per esplorare il rapporto tra codici miniati e lettore medievale, anche considerando la posizione del corpo di chi consultava i fogli rispetto alla disposizione del manoscritto ( The Maps of Matthew Paris: Medieval Journeys through Space, Time and Liturgy , Boydell Press, 2009).

In Italia Salvatore Sansone, che si mostra particolarmente ferrato quando discute le descrizioni di città (Londra, Roma, Acri e Gerusalemme) o quando tratta della parte italiana dell’itinerario, ha offerto la sua interpretazione dell’itinerario figurato di Matthew Paris. Secondo Sansone l’itinerario non sarebbe soltanto la raffigurazione di un viaggio, reale o immaginario, né il semplice prodotto di una spiritualità monastica chiusa al mondo esterno. Matthew Paris sarebbe stato un cronista e artista in stretta associazione con la corona inglese e il suo Iter , oltre a visualizzare il tema del pellegrinaggio, rifletterebbe comunque la contemporanea situazione politica in Inghilterra, e in particolare il progetto da parte del re Enrico III (accarezzato proprio negli anni Cinquanta del Duecento, il periodo di composizione dell’itinerario) di intraprendere una crociata per liberare la Terra Santa, in competizione con il re francese Luigi ix ( Tra cartografia politica e immaginario figurativo: Matthew Paris e l’Iter de Londinio in Terram Sanctam , Roma Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 2009).

Katharine Breen, studiosa di letteratura inglese medievale, si è occupata delle carte di Matthew Paris nel contesto della sua ricerca sul concetto medievale di habitus . A suo avviso l’adozione tra 1150 e 1400 delle lingue volgari per promuovere un habitus di virtù cristiana avrebbe svolto un ruolo decisivo nella formazione di un pubblico laico e nazionale di lettori. In questo contesto Matthew Paris avrebbe usato l’ideale della crociata per concepire uno specifico habitus laico di virtù cristiana che potesse essere accessibile a tutti, e non soltanto ai religiosi di professione. Ogni inglese avrebbe potuto condurre nell’ambiente quotidiano e popolare una vita consacrata simile a quella monastica scandita dal latino. Per Breen la carta della Palestina, con la rappresentazione di Acri e di Gerusalemme, non sarebbe quindi il punto finale dell’itinerario. Il lettore sarebbe stato sì incoraggiato a orientarsi spiritualmente verso il luogo della Passione di Cristo, centro storico e geografico del mondo, ma la città santa, occupata dai Mori e quindi non visitabile, sarebbe stata soltanto un generale punto di riferimento e non una vera e propria destinazione di pellegrinaggio. Da Gerusalemme il lettore inglese sarebbe stato piuttosto re-indirizzato alla geografia di casa sua, attraverso la visione della carta della Gran Bretagna disegnata sul verso di quella dei luoghi santi. Dal percorso di andata in Medio Oriente il lettore dell’itinerario sarebbe stato quindi ricondotto in patria. Secondo Breen sarebbe stata proprio la mappa delle Isole Britanniche l’autentico punto finale di tutta la sequenza cartografica dell’itinerario. L’Inghilterra stessa, raffigurata come un «luogo» (a differenza dei regni del continente, presentati come semplice «spazio») diveniva allora l’autentica Terra Santa, nel senso di una nazione cristiana che tutti avrebbero dovuto abitare virtuosamente ( A crusading habitus , in Imagining an English Reading Public, 1150–1400 , Cambridge University Press, 2010, pp. 122–171; 245–252).

Allora si tratta o no di un itinerario di pellegrinaggio in Terra Santa? Quale è, se c’è, il significato più profondo voluto dal suo autore? Quali sono i rapporti di questa sequenza di mappe con lo sviluppo della cartografia medievale europea? E quali sono le sue fonti? Quale è il contesto storico e politico, quale l’ambiente artistico e culturale? E quale è il ruolo svolto in questo contesto da Matthew Paris?

Sembra inevitabile che la ricerca storica ammetta interpretazioni diverse e che il processo di rivisitazione dei fatti già accaduti e dei loro documenti rimanga sempre aperto a nuove scoperte e a nuovi punti di vista. Potremmo considerare questa perpetua apertura dei tentativi di capire il passato (e con esso il presente e il futuro) come un aspetto particolare di un bisogno più generale. Voler rileggere il vecchio per trovarci qualcosa di nuovo può essere visto come una forma di pellegrinaggio. Magari si tratta di un altrove della comprensione, ma quello che conta è che l’itinerario (materiale o mentale) ci conduca in qualche modo a una costellazione di luoghi santi.

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16 dicembre 2019

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