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La rivoluzione di velluto

Ritratto di santo Stefano d’Ungheria

Tutti noi che non siamo giovanissimi ricordiamo con emozione gli avvenimenti di trent’anni fa, culminati nella caduta del muro di Berlino, quando comprendemmo di essere testimoni di un passaggio storico epocale. Il fatto che una rivoluzione così grande avvenisse allora senza spargimento di sangue, o con uno spargimento molto limitato, confortò la nostra speranza che si trattasse dell’apertura di un tempo nuovo di libertà e di costruzione della pace, della risposta a un’attesa profonda e lungamente maturata nella coscienza dei popoli, soprattutto di quelli che erano stati a lungo oppressi. La Chiesa cattolica era guidata dalla straordinaria personalità di Giovanni Paolo II, che aveva avuto certamente un ruolo importante nella maturazione di questi eventi, e che ci aveva formati a pensare e volere che l’Europa tornasse a respirare con i suoi “due polmoni”, occidentale e orientale. Rivolgendosi alla Plenaria del Pontificio Consiglio della cultura, il 10 gennaio 1992, Giovanni Paolo II diceva: «Il crollo dei muri ideologici e polizieschi ha suscitato una gioia intensa e risvegliato grandi speranze, ma già altri muri dividono di nuovo il continente (...). Il riflusso del marxismo-leninismo ateo quale sistema politico totalitario in Europa è lungi dal risolvere i drammi che quel sistema ha provocato in tre quarti di secolo». Vent’anni dopo, il 26 settembre 2009, arrivando in terra ceca, Benedetto XVI invitava al dialogo della ragione e della fede per far fronte alle sfide sempre aperte. Egli ricordava: «Nei prossimi mesi si ricorderà il ventesimo anniversario della “Rivoluzione di velluto”, che felicemente pose fine in modo pacifico a un’epoca particolarmente dura per questo paese (...). Se il crollo del muro di Berlino ha segnato uno spartiacque nella storia mondiale, ciò è ancora più vero per i Paesi dell’Europa centrale e orientale, rendendoli capaci di assumere quel posto che spetta loro nel consesso delle Nazioni, in qualità di attori sovrani». Infine, il 9 novembre 2014, nel giorno esatto del 25° della caduta del muro di Berlino, Papa Francesco con il suo stile caratteristico ci esortava a guardare in avanti: «Preghiamo perché, con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo (...). Dove c’è un muro, c’è chiusura di cuore. Servono ponti, non muri!». I dibattiti e le tensioni che oggi si riscontrano nel nostro continente sui temi dei cosiddetti “populismo” e “sovranismo” non ci hanno scoraggiato o spaventato, anzi, ci hanno fatto pensare che fosse particolarmente utile e urgente cercare di affrontare il nostro tema con profondità scientifica e obiettività, sfuggendo alle insidie delle polemiche superficiali e degli slogan, ispirandoci alla visione e alla sensibilità cristiana per un bene comune superiore.

di Federico Lombardi

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23 ottobre 2019

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