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​La rivoluzione di Chiara

· Nel decennale della morte della fondatrice dei Focolari ·

Il carisma dell’unità come motore di cambiamento sociale. È questo l’aspetto che nel decennale della morte (14 marzo) di Chiara Lubich il movimento dei Focolari mette in evidenza con centinaia di iniziative in programma in questi giorni in ogni angolo del mondo: da Seoul, in Corea del Sud, a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, da Chicago a Chiang Mai, in Thailandia, e a Chisinau, in Moldavia. 

«La grande attrattiva del tempo presente» è il titolo dell’incontro che si svolge nel pomeriggio di sabato 3 marzo presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo. Una panoramica sul volto sociale del carisma della Lubich, con testimonianze dai cinque continenti, al quale è stato invitato il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, insieme a personalità del mondo della cultura, della comunicazione, delle istituzioni. In programma gli interventi della presidente Maria Voce, di cui pubblichiamo ampi stralci, e del co-presidente, lo spagnolo Jesús Morán, che mette in evidenza proprio l’aspetto della «profezia sociale» della fondatrice dei Focolari. Una profezia oggi diffusa e incarnata in innumerevoli contesti, cui non mancano i frangenti più difficili e dolorosi. Come dimostrano, per esempio, le toccanti testimonianze di Viviane e Jean, coppia di sposi siriana che, resistendo alla tentazione di fuggire dalla guerra, ha dato vita ad Aleppo a un centro di accoglienza per bambini disabili. Oppure la testimonianza di Maria, da quindici anni insegnate tra i ragazzi difficili alla periferia di Parigi. O la storia di riscatto sociale del filippino Glysheryl Magna. E, ancora, le tante esperienze di «economia di comunione», che dimostrano come anche con la crisi «la persona viene prima del profitto».

Già dai primi anni, Chiara capiva che la luce che Dio le aveva donato con il carisma dell’unità non era solo «una via di santità che poteva condurre al vertice dell'amore evangelico, ma (era anche) la norma di una vita nuova». Il Vangelo, letto insieme al lume di candela nei rifugi antiaerei, riscoperto e vissuto con l’intensità dell’irrompere di questa luce, si rivelava sorgente della più profonda trasformazione sociale: la provvidenza del Padre, le promesse di Gesù, le beatitudini come carta d’identità del cristiano, l’amore come legge, l’umanità come famiglia, la fraternità universale, l’amore particolare per gli ultimi, i poveri.
Chiara stessa racconta che in quei primi mesi avevano una meta: risolvere il problema sociale di Trento. Anni intensi, durante i quali le prime focolarine non si risparmiavano nel correre da una parte all’altra di Trento a portare il loro aiuto a chiunque avesse bisogno. Invitavano i poveri a pranzare nella loro casa e, mettendo la tovaglia più bella che avevano, si sedevano a tavola con loro: una focolarina, un povero, una focolarina, un povero; davano da mangiare ma da fratelli, non da benefattori.

di Maria Voce

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14 dicembre 2018

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