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Rivoluzione della misericordia

· Una riforma a partire dal Vangelo ·

Molte riforme della Chiesa si sono ispirate a un ritorno alla povertà evangelica e a un rinnovato impegno a favore dei poveri. 

I movimenti riformisti nel XIII, XVI, XIX e XX secolo sono stati segnati dalla comunione con Cristo povero, dalla conversione alla parola di Dio e alla sua predicazione, da una vita comunitaria solidale, dal radicamento nelle nuove periferie urbane, dall’identificazione con gli esclusi, ossia con i fratelli «più piccoli» di Gesù (Matteo, 25, 40), e da nuove forme istituzionali per realizzare le opere di misericordia.

L’amore per il povero nasce dalla fede in Cristo, che «si è fatto povero perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Corinzi, 8, 9). L’11 settembre 1962 Giovanni XXIII parlò della «Chiesa di tutti, ma soprattutto la Chiesa dei poveri». Inaugurando il concilio, nell’esortazione Gaudet mater ecclesia, domandò che la Chiesa fosse «una madre amorosa di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e bontà». Nel discorso di chiusura del concilio, Paolo VI disse che l’episodio del buon samaritano era «il paradigma della spiritualità conciliare». Giovanni Paolo II espresse l’opzione della Chiesa per i poveri (Centesimus annus, 57) e Benedetto XVI mostrò che «nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio» (Deus caritas est, 15). Oggi Francesco promuove una riforma a partire dal Vangelo e dalle periferie della povertà. La riforma della Chiesa è attuare la rivoluzione evangelica ed evangelizzatrice della tenerezza.

di Antonio Spadaro

e Carlos María Galli

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18 ottobre 2019

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