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La rivalsa

· Il risveglio culturale europeo nell’Antapodosis di Liutprando ·

L’ultimo segmento di medioevo antecedente all’anno Mille viene spesso rappresentato, nel nostro immaginario collettivo, con caratteri ancora barbarici pertinenti piuttosto ai primi secoli successivi alla caduta dell’impero romano. 

Entrata trionfante a Costantinopoli, nel 963, di Niceforo ii Foca.

Ebbene, a modificare questa immagine preconcetta, stereotipa e in gran parte erronea, contribuisce un’opera storica che la Fondazione Lorenzo Valla ha messo a disposizione sia degli specialisti sia di un pubblico mediamente colto in un’edizione critica curata con acribia da Paolo Chiesa, titolare di letteratura latina medievale all’Università Statale di Milano, firmatario dell’inquadramento generale (preceduto da un’introduzione del medievista Girolamo Arnaldi), della frizzante traduzione a fronte del testo originale, e del commento. Si tratta dell’Antapodosis di Liutprando, inglobata nell’autorevole collana «Scrittori greci e latini» (Milano, Mondadori, 2015, pagine CVIII-580, euro 30). Lo scrive Marco Beck aggiungendo che la consapevolezza di appartenere a una civiltà unitaria poggiante su solide fondamenta cristiane, tali da innervare e influenzare le istituzioni profane, emerge fin dalle prime righe del proemio. Dove quell’ideale di un continente non solo geograficamente ma anche politicamente e culturalmente integrato che ancora oggi stenta a raggiungere un’operante concretizzazione nell’Unione europea, malgrado ogni buon proposito, trova nel programma di uno storico “italiano” ante litteram una formulazione tanto concisa quanto decisa: «Scrivere i fatti degli imperatori e dei re dell’Europa intera (totius Europae)».

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14 novembre 2019

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