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La risposta dello spagnolo d’America

· Marca España e il progetto per il 2019 ·

Lo spagnolo come lingua globale sarà una delle nuove priorità del governo, ha detto il presidente Mariano Rajoy il 24 gennaio scorso; il 2019 sarà dichiarato l’anno della lingua spagnola, ha confermato la scorsa settimana il ministro della cultura spagnola Íñigo Méndez de Vigo. 

L’iniziativa farà parte di Marca España, un progetto che ha la finalità di promuovere un’immagine positiva e innovativa del paese. Non sono mancate le critiche provenienti dal — vastissimo — mondo ispanofono. América también reclama el espanol è il titolo di un ampio articolo dedicato a questo tema da Jesús Ruiz Mantilla, pubblicato su «El País» del 27 febbraio. L’impero spagnolo ha lasciato dietro di sé una grandissima enclave linguistica, e le piccole e grandi discrepanze tra le varietà di spagnolo parlate in Colombia o in Messico sono una ricchezza che non può essere trascurata. Soprattutto nel lessico; per fare un esempio, “penna” in Spagna è bolígrafo o semplicemente boli, in Messico pluma, in Colombia esfero, in Argentina lapicera. «Proporrei una correzione — ha detto il venezuelano Francisco Javier Pérez, segretario generale della Asociación de Academias de la Lengua Española commentando la notizia — di carattere prettamente linguistico: che si parli piuttosto di una Marca Panispanica, condivisa dai ventitrè paesi in cui si parla spagnolo». Come disse Octavio Paz nel celebre discorso di ringraziamento per il Nobel, nel 1990, «le lingue sono realtà molto più vaste di quelle entità politiche e storiche che chiamiamo nazioni».

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19 settembre 2019

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