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La risposta dei paesi islamici a Trump

· Gerusalemme Est dichiarata capitale della Palestina ·

I leader dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci) «dichiarano Gerusalemme Est capitale della Palestina». È quanto si legge nella dichiarazione conclusiva del summit conclusosi ieri a Istanbul. Intanto, nella notte l’aviazione israeliana ha bombardato tre posizioni di Hamas nella Striscia di Gaza, in risposta ai missili lanciati ieri pomeriggio verso Israele. E restano chiusi oggi, per questioni di sicurezza, i valichi di Erez e Kerem Shalom tra Israele e Gaza.

Il vertice dell’Oci è stato convocato d’urgenza dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan in seguito all’annuncio di Trump di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconosciuta come capitale di Israele. Una decisione che l’Oci ha giudicato non solo «nulla e illegale» ma anche «un deliberato indebolimento di tutti gli sforzi di pace», in grado di dare slancio a «estremismo e terrorismo». E all’ottavo punto della dichiarazione conclusiva si legge: «Proclamiamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina e lanciamo un appello agli altri paesi a riconoscerne la legittimità», ribadendo che l’Oci invita tutti i paesi a «riconoscere Gerusalemme Est come capitale occupata».

Al vertice hanno preso parte, oltre a varie delegazioni di alto livello, molti capi di stato e di governo, come il presidente iraniano Hassan Rouhani, il re giordano Abdullah ii, il presidente libanese Michel Aoun, gli emiri del Qatar e del Kuwait e i presidenti di Afghanistan e Indonesia. Erdoğan, presidente della Turchia che detiene la presidenza di turno dell’Oci, ha aperto il summit descrivendo Israele come uno stato «occupante». Da parte sua, Mahmud Abbas, presidente palestinese, ha detto che non potranno esserci «nessuna pace o stabilità» in Medio oriente finché Gerusalemme non sarà riconosciuta capitale di uno stato palestinese.

In merito ai raid israeliani su Gaza, questa mattina l’esercito israeliano ha spiegato che «lo stato di Israele non permetterà danni o tentativi di danneggiare i suoi cittadini e continuerà a salvaguardare la sua sovranità», ribadendo che Hamas è ritenuto responsabile «per questa situazione e per la povertà, la distruzione e la disperazione tra i cittadini della Striscia». Gli attacchi aerei sono avvenuti dopo che le milizie palestinesi hanno sparato proiettili da Gaza verso il territorio israeliano, uno dei quali è caduto in Israele senza causare danni e gli altri due sono stati intercettati.

Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, le milizie palestinesi hanno lanciato diversi proiettili da Gaza e l’esercito ha risposto con attacchi di rappresaglia contro obiettivi del movimento, strutture che sono state definite «per l’addestramento e il deposito di armi».

Intanto, è stata rinviata la visita, inizialmente prevista dal 17 al 19 dicembre, del vicepresidente statunitense Mike Pence in Israele e nella regione.

Secondo il ministero degli esteri israeliano, il viaggio è stato posticipato di qualche giorno, forse a mercoledì della prossima settimana, per «ragioni correlate alla politica interna statunitense». Ma la stampa internazionale lega il rinvio alle vicende in corso. Mahmud Abbas, che aveva un colloquio fissato con Pence, aveva infatti già annullato l’incontro.

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27 giugno 2019

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