Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Preghiera e silenzio
la risposta
dei credenti alle stragi

· ​Veglia ecumenica a Bruxelles ·

«Colui che ama Dio, ama anche il suo fratello. Se Cristo ha vinto il male, se ha vinto la violenza, non lo ha fatto attraverso la violenza. Nessuna violenza in nome di Dio può essere tollerata. Dio non può in nessuno modo essere strumentalizzato, da nessuno». Sono parole dell’arcivescovo di Malines-Bruxelles, Jozef De Kesel, pronunciate durante la veglia ecumenica in memoria delle vittime degli attentati del 22 marzo nella capitale belga, svoltasi ieri sera nella concattedrale dei Santi Michele e Gudula. L’incontro è stato promosso dalle Chiese cristiane in Belgio. Presenti anche rappresentanti delle comunità ebraica e musulmana.

La celebrazione ecumenica a Bruxelles (Ap)

«Ciò che è successo — ha detto monsignor De Kesel parlando in francese e in fiammingo — non ci lascia indifferenti. È evidente che questi attacchi sono atti criminali che colpiscono il fondamento stesso della nostra società. È un attacco a ciò che di più prezioso hanno le società moderne, e cioè la libertà, il rispetto per la differenza e le identità, la solidarietà». La pace, ha continuato il presule, «è qualcosa di più dell’assenza di violenza; la pace chiede molto di più che la sola tolleranza. Non c’è un autentico vivere insieme se non c’è un profondo e sincero rispetto per l’altro. Questo rispetto è alla base di ogni amore. Non è dunque possibile amare Dio e odiare il fratello. Colui che ama Dio, ama anche il suo fratello. Ciò che gli autori di questi atti vogliono è dividerci, metterci gli uni contro gli altri. Per questo dobbiamo oggi più che mai essere insieme, resistere all’angoscia, non perdere coraggio», ha concluso l’arcivescovo.

«Siamo tutti figli di un unico padre e siamo tutti membri di una grande famiglia», ha detto una rappresentante della comunità ebraica prendendo la parola. Anche per i musulmani ha preso la parola una donna che ha ricordato l’anno giubilare indetto da Papa Francesco sul tema della misericordia. «Vi parlo con cuore ferito» ma «il messaggio che voglio lasciare è un messaggio di speranza». E ha concluso il suo intervento leggendo una preghiera dell’abbé Pierre: «Continuerò a credere, anche se tutti perdono la speranza. Io continuerò ad amare, anche se gli altri distillano odio. Continuerò a costruire, anche se gli altri distruggono. Continuerò a parlare di pace, anche nel bel mezzo di una guerra. E io continuerò a gridare, anche se gli altri tacciono».

Preghiera («Fai di noi uno strumento della tua pace», erano le parole di san Francesco di Assisi che hanno accompagnato la veglia) e silenzio: questa la risposta delle fedi all’orrore delle stragi.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE