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La risorsa di non avere risorse

· Rileggendo Edith Stein nel giorno della memoria liturgica ·

Non ci si salva da soli. Il filo rosso che lega le pagine di Stare davanti a Dio per tutti , l’ultimo libro di Marco Paolinelli dedicato a Edith Stein e Gertrud von le Fort (Roma, Edizioni Ocd, 2013, pagine 590, euro 28) è evidente: la teoria moderna dell’autosalvezza della persona è falsa. L’autore attinge informazioni da documenti originali, ne coglie il messaggio e delinea per noi l’idea che Stein ha della modernità, epoca in cui domina l'illusione che la persona si possa liberare dai propri limiti grazie alla scienza. Stein si opporrà alle filosofie e ideologie «che mutilano l’uomo nella sua relazione di figliolanza con Dio»; la sua è un’opposizione serrata, diretta, senza compromessi perché queste false percezioni della realtà delle cose sradicano la persona dal suo fondamento. Il mondo, luogo in cui ci si sente a casa secondo l’espressione di Scientia crucis , è sempre presente nello “stare davanti a Dio per tutti” di Edith. Via alla Redenzione e alla Risurrezione è la Croce. Stein comprende che il “soffrire” è “offrire sé”. Cristo soffre prima e poi sulla Croce su cui muore, ma: ma, innanzi tutto, si offre al Padre.

La “saccente” Edith - definita così dai compagni di corso perché considerava suo diritto puntare il dito sulle loro mancanze - capterà il “lieto” messaggio del Venerdì Santo quando le brillerà innanzi la Croce di luce di Cristo. Con «gli occhi nuovi» della fede comprende che, come leggiamo nell’enciclica Lumen fidei di Papa Francesco, essendo questa luce capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio (cfr. n. 4).  “Arresa” a Cristo, riconoscerà che l’umanesimo laico è «un’illusione forse splendida di grandezza e di esaltazione, ma falsa radicalmente». Percorrerà allora il cammino del diventare “piccola”, figlia, sull’esempio di Teresa del Bambino Gesù. Dei “piccoli” apprenderà la sapienza dell’abbandono. Nel suo caso, al Padre, soprattutto nel Carmelo claustrale.

In una lettera a Roman Ingarden del 1917 esprime la convinzione che nessuno può dissuaderla dalla certezza che la storia ha un senso. Nel 1918 scrive: «Noi causiamo gli eventi e ne siamo responsabili. Eppure in fondo non sappiamo quello che facciamo, e non possiamo fermare la storia, anche se le rifiutiamo il nostro contributo». In seguito, convertita e monaca, dirà che niente succede a caso. Nella domenica di Passione del 1938 si pone in questo campo di battaglia con l’offerta di sé «al Cuore di Gesù come vittima di espiazione per la vera pace; che la potenza dell’Anticristo, se possibile, crolli senza che scoppi una nuova guerra mondiale, e un nuovo ordine si possa costruire (…) So che sono un nulla, ma Gesù lo vuole, ed Egli certamente in questi giorni chiamerà altri a fare lo stesso».

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