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Una riforma irreversibile

· Il Papa riafferma la necessità di proseguire nel rinnovamento liturgico avviato dal Vaticano ii ·

Primo documento approvato dal concilio Vaticano II, con 2.147 voti favorevoli e solo 4 contrari, la costituzione Sacrosanctum concilium — promulgata il 4 dicembre 1963 da Paolo VI a conclusione del secondo periodo di lavori — ha dato il via a una riforma liturgica ispirata «a bisogni reali e alla concreta speranza di un rinnovamento». Una riforma non improvvisata ma a lungo preparata, che va considerata «irreversibile» e che ancora oggi ha bisogno di essere approfondita e interiorizzata, piuttosto che ripensata o rivista.

L’udienza ai partecipanti alla settimana liturgica nazionale italiana, ricevuti nella mattina del 24 agosto nell’Aula Paolo VI, ha offerto a Francesco l’occasione per un discorso nitido e articolato sulla liturgia, tutto centrato sulle radici conciliari di quella riforma che Montini, dopo averne favorito le premesse da padre conciliare, ne guidò e incoraggiò la realizzazione da Papa. Sottolineandone poi, in un bilancio tracciato nel 1977, «i frutti indiscutibilmente benefici» scaturiti sulla scia del movimento liturgico di fine Ottocento, di cui la riforma — assicurava il Pontefice bresciano — «ha adempiuto le aspirazioni profonde».

Non a caso Francesco è partito proprio da questo retroterra storico, ripercorrendo quel movimento alla luce delle «risposte date dai Sommi Pontefici ai disagi percepiti nella preghiera ecclesiale». Un fermento giunto a maturazione con il Vaticano II, che si è fatto interprete del desiderio di «una liturgia viva per una Chiesa tutta vivificata dai misteri celebrati».

Nella direzione tracciata dai padri conciliari — «secondo il principio del rispetto della sana tradizione e del legittimo progresso» ha puntualizzato il Papa citando proprio la Sacrosanctum concilium — occorre proseguire il cammino di applicazione della riforma ancora oggi «in atto». Si tratta infatti di un processo «che richiede tempo, ricezione fedele, obbedienza pratica, sapiente attuazione celebrativa» da parte di tutti. «L’educazione liturgica di pastori e fedeli è una sfida da affrontare sempre di nuovo» ha rimarcato il Pontefice, esortando a riscoprire «i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica» e a superare «lettura infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano».

Non si tratta, insomma, «di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola». In ogni caso, ha ribadito Francesco, «possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile».

Ricordando infine che «il compito di promuovere e custodire la liturgia è affidato dal diritto alla Sede apostolica e ai vescovi diocesani», il Papa ha raccomandato di dar vita a un’azione liturgica centrata sulla «presenza reale del mistero di Cristo», di cui è un segno visibile l’altare «verso cui si orienta lo sguardo degli oranti, sacerdote e fedeli». Non va dimenticato, infatti, che la liturgia è «popolare e non clericale», essendo «un’azione per il popolo ma anche del popolo»: dunque è essenzialmente «vita», non «una dottrina da comprendere o un rito da compiere».

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17 novembre 2019

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