Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La ricetta della felicità

· ​Il viaggio del Papa sulla stampa internazionale ·

L’appello del Papa ai giovani, chiamati a lanciarsi nell’avventura della misericordia, a costruire ponti e ad abbattere muri, è al centro dell’attenzione riservata dalla stampa internazionale al secondo giorno del viaggio di Francesco in Polonia. In un articolo di Harriet Sherwood, «The Guardian» sottolinea l’esortazione rivolta dal Pontefice alle nuove generazioni: non cercare emozioni effimere che rischiano di rovinare la vita, ma al contrario impegnarsi per dare all’esistenza un significato autentico. Anche l’«International New York Times» evidenzia questo aspetto, rilevando come il Papa abbia a cuore che i giovani non intraprendano «sentieri bui» in cui possano smarrire se stessi e il senso vero della quotidianità. Il giornale newyorkese sottolinea, in un articolo di Joanna Berendt, il concetto di «amore umile» cui il Pontefice ha fatto riferimento. È un amore che si deve contrapporre al desidero di potere, di grandezza, come pure al culto dell’apparire. 

Nella corrispondenza viene ricordato l’invito rivolto dal Papa alle migliaia di ragazzi radunati, giovedì 28, nel parco di Błonia, a Cracovia: eliminare le distanze donandosi agli altri con dedizione e in spirito di solidarietà. A questo incontro di Francesco con i giovani è dedicato l’articolo su «Il Messaggero» di Franca Giansoldati: «Il Papa — vi si legge — ha governato la folla e l’ha trascinata». E riguardo all’appello rivolto ai ragazzi e alle ragazze affinché diano un senso alla vita, Giansoldati osserva che il pensiero del Pontefice si è diretto ai migranti e ai profughi che quel senso, a causa di tremende sofferenze cui sono sottoposti, rischiano di non raggiungerlo mai. La ricetta della felicità, scrive l’inviata, viene individuata in un percorso lungimirante e controcorrente, che consiste, appunto, nel costruire ponti e abbattere muri.
«The Wall Street Journal» mette in primo piano l’elogio del Papa alla fede dei polacchi, la cui storia è stata forgiata dal Vangelo e modellata sulla fedeltà alla Chiesa. Ed è un elogio, si rileva nell’articolo di Francis X. Rocca, che riguarda anche la capacità dei polacchi di trasmettere la fede di generazione in generazione, nel segno di un potente contagio che ha contribuito a radicare la spiritualità dell’intera nazione su solide fondamenta.
L’omaggio filiale del Papa alla Madonna di Częstochowa è messo in rilievo nell’articolo di Mimmo Muolo su «Avvenire». In quell’omaggio si riflette l’abbraccio di Francesco alla Madonna nera, come pure l’abbraccio entusiasta della gente di Częstochowa al Pontefice. E questo abbraccio comune, scrive Muolo, va a stringere le vicende del mondo in cui si deve vivere — raccomanda Francesco — secondo lo stile mariano della «piccolezza, della vicinanza, della concretezza». E tutto questo è stato presente nella messa che Francesco ha celebrato sulla spianata del santuario fortezza, “capitale spirituale” della Polonia.
In un’intervista di Marco Ansaldo e Jan Gebert su «la Repubblica», Lech Wałęsa, fondatore di Solidarność e premio Nobel per la pace, dichiara che Giovanni Paolo ii ha chiuso un’epoca e che Papa Francesco è «perfetto per questo mondo nuovo». Nel rimarcare che i ritmi della globalizzazione sono diversi rispetto al mondo di prima, Wałęsa evidenzia che c’è pur sempre bisogno, al di là delle differenze, di riunirci sotto la guida di Dio. «E Francesco è il Papa perfetto per questo tempo» sottolinea il fondatore di Solidarność.
Il «Corriere della Sera», dal canto suo, pubblica un’intervista di Gian Guido Vecchi all’arcivescovo Bruno Forte, in cui il teologo — presente al parco di Błonia, a Cracovia — sottolinea, riguardo ai recenti tragici avvenimenti, che «chi cerca lo scontro con i terroristi fa solo il loro gioco» e che la religione, trasformata in ideologia, «non ha nulla di religioso ed è solo strumento di volontà di potenza e di offesa». «I terroristi — prosegue il presule — hanno motivazioni pseudo-religiose, perché nessuna violenza in nome di Dio può essere giustificata. Anche nel Corano, lo jihad è la lotta con se stessi per vincere il male. E quando ci sono testi che possono giustificare la violenza, anche quando è stato interpretato come lotta militare per estendere l’islam, non aveva nulla a che fare con un atto così atroce e vigliacco, la violenza gratuita contro un uomo di Dio» sottolinea il teologo riferendosi all’atroce assassinio, in una chiesa in Normandia, di don Jacques Hamel. E quando i due intervistatori fanno presente che Francesco è accusato di essere “buonista” l’arcivescovo Forte dichiara: «Il Papa, servitore e testimone del Vangelo nel mondo, sta facendo ciò che il Signore gli chiede. E poi, altro che buonismo: qui si tratta di razionalità, di rifiutare la logica della contraddizione che conduce a una violenza maggiore». 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE