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La ricchezza della Chiesa

· Ai volontari dell’Unitalsi il Pontefice chiede di aiutare i sofferenti a essere protagonisti nella società ·

«Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!». È ai poveri e ai sofferenti che Papa Francesco si è rivolto sabato mattina, 9 novembre, nell’aula Paolo VI incontrando e salutando a uno a uno i malati e i loro accompagnatori venuti in pellegrinaggio con l’Unitalsi.

Ai volontari dell’associazione il Pontefice ha chiesto di proseguire nell’«opera evangelica» del «ministero della consolazione», continuando senza scoraggiarsi a praticare «la virtù di non voltare la faccia da un’altra parte» di fronte alla sofferenza. «Ogni persona malata e fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo» ha raccomandato loro. E li ha incoraggiati a essere «sempre sguardo che accoglie, mano che solleva e accompagna, parola di conforto, abbraccio di tenerezza». Consapevoli che i poveri e i malati «sono una ricchezza» da valorizzare «per la Chiesa e per tutta la società».

Questo, ha spiegato, è un atteggiamento profetico che va «contro la logica mondana dello scarto» delle persone, propria di un contesto culturale e sociale che tende invece a nascondere malattia e disabilità considerandole solo come un problema. Il Papa ha anche sollecitato «una pastorale inclusiva nelle parrocchie e nelle associazioni». E agli ammalati ha chiesto di non considerarsi «solo oggetto di solidarietà e di carità» ma di sentirsi «inseriti a pieno titolo» nella vita e nella missione della Chiesa. «Voi avete — ha detto — un vostro posto, un ruolo specifico nella parrocchia e in ogni ambito ecclesiale.

La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana».

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