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La ricchezza dei cuori ribelli

· L’opera di padre Giovanni Giorgianni ·

Mario Pomilio nei suoi Scritti cristiani (Rusconi, 1979) sottolinea come per san Francesco sarebbe stato il recupero della lettera dei Vangeli la vera restituzione dello spirito dei Vangeli. La povertà come qualità, quella povertà alla quale il Signore diede «le chiavi del Regno del Cielo», la promessa di felicità di Gesù che si realizza in pieno in Francesco in quanto «vero seguitatore e discepolo del Salvatore», come è detto nel Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate.

Paolo Veronese, «Cristo e il centurione» (1571, particolare )

È questo uno dei punti fermi anche del discorso di don Giovanni Di Michele che nel capitolo intitolato «Simpatia di Gesù per i cuori ribelli» del suo recente volume Utopia di Gesù (Gaffi, Roma 2013) scrive: «Il Cristo intuiva le ricchezze segrete dei cuori ribelli e la loro possibilità di autentica conversione. O forse si ricordava di Giobbe e provava disgusto, come dice l’Apocalisse, per gli uomini tiepidi, né freddi né caldi. La parabola dei due figli è significativa a questo proposito».

Non si può non richiamare Papa Giovanni Paolo II, al cui ricordo è legato quello del gesuita Giovanni Giorgianni (1924-2001) di cui quest’anno ricorrono i novant’anni dalla nascita, che ha comunicato a innumerevoli persone il messaggio di un Dio che ci ama, che è ricco di misericordia, che ci insegue continuamente con il suo amore, come scrive san Paolo ai Corinzi.

Non a caso l’ultimo romanzo di padre Giorgianni — per anni responsabile del programma «Orizzonti Cristiani» su Radio Vaticana — si intitola L’amore che inseguiva e parla dell’amore di Gesù che insegue per tutta la vita il centurione Marco Valerio che ha assistito alla sua crocefissione e, agostinianamente inquieto, vuole «assumere un atteggiamento onesto di fronte alla verità».

Il più singolare tra i personaggi di sacerdoti è padre Miguel in Il grido delle pietre. Contro l’ingiustizia sofferta dai diseredati delle periferie urbane in un’America Latina dei nostri tempi protesta perfino la natura inanimata, gridano le pietre, come recita il Vangelo, e l’unica risposta non può essere che una «ipotesi d’amore». A proposito della singolare missione del sacerdote, che non si deve limitare semplicemente a essere il portavoce di chi è oppresso dall’ingiustizia ma ne deve condividere la sofferenza, padre Giorgianni fa dire al protagonista: «Non possiamo rassegnarci, Signore, in un mondo così ingiusto. Se noi non gridiamo, grideranno le pietre, lo hai detto tu, Signore… Ti hanno rappresentato soave, paziente, ma, prima di dire “Perdonali”, tu hai gridato: “Razza di vipere! Guai a voi, ipocriti, avari, ingiusti!”. Li perdoniamo, Signore, come te, ma non gli daremo riposo sino a quando nella nostra terra non ci sarà giustizia».

di Sabino Caronia

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19 agosto 2019

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