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La rete del cardinale

· Come Ildefonso Schuster organizzò l’assistenza ai perseguitati dai nazifascisti ·

Appena si inasprì la repressione antiebraica, l'istituto Rosetum di Benozzo Superiore, un paesino adagiato sulle colline tra il Lago di Varese e il Lago Maggiore, spalancò le porte per accogliere al suo interno decine di ebrei e soldati disorientati dal clamoroso vuoto di potere che si era determinato all’indomani dell’armistizio. Giungevano  indirizzati dall’arcivescovo di Milano. La perspicacia suore di Carità della Santa Croce fu tale che, anche quando le truppe fasciste si sistemarono all’interno dell’istituto — temporaneamente adibito a caserma e sede della federazione del Pnf —  non riuscirono a scoprire la vera identità dei loro “ospiti”, abilmente occultati tra gli altri studenti sotto mentite spoglie.

La generosità senza riserve delle suore fu tale che a un certo punto non si riusciva a trovare più posto per accogliere altre persone braccate.  Così, con l’approvazione di Schuster, il Rosetum divenne anche un vero e proprio centro di smistamento degli ebrei in fuga verso la Svizzera. Per poter aiutare ebrei e ricercati a varcare clandestinamente il confine elvetico il cardinale Schuster si avvalse della preziosa collaborazione di due valenti organizzazioni assistenziali, la cosiddetta “Carità dell’Arcivescovo” e la Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, entrambe strettamente collegate con l’Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati, sorta per impulso di alcuni sacerdoti della Diocesi ambrosiana del calibro di don Giovanni Barbareschi, don Aurelio Giussani, don Andrea Ghetti e don Carlo Gnocchi, alle quali l’arcivescovo si premurò di segnalare diversi nominativi di persone in pericolo da mettere in salvo. In questa rete assistenziale collegata con la Delasem, ben presto, fu coinvolto tutto il clero milanese.

 A beneficiare dell’aiuto del cardinale  Schuster, fu anche il celebre giornalista Indro Montanelli, per il quale il presule milanese non esitò a interporre i suoi buoni uffici presso il console generale di Germania a Milano Wilhelm von Halem riuscendo, dapprima, a ottenere la sospensione della condanna a morte e poi, il 14 agosto 1944, con l’aiuto di don Giovanni Barbareschi, a organizzarne perfino la fuga dal carcere di San Vittore.

di Giovanni Preziosi

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27 gennaio 2020

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