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La resa
di Debaltseve

· I soldati ucraini lasciano la città orientale ai filorussi ·

Dopo avere resistito per più di una settimana senza viveri né munizioni, i soldati di Kiev si sono ritirati ieri dalla città orientale di Debaltseve, strategico snodo ferroviario a metà strada tra Lugansk e Donetsk, i capoluoghi delle auto-proclamate repubbliche indipendentiste. 

La bandiera dei separatistisventola a Debaltseve (Ap)

I filorussi sono così entrati in città e issato la bandiera della Novorossia (croce blu di sant’Andrea su sfondo rosso), come vengono definiti i territori separatisti.

Per gli analisti, la resa di Debaltseve è un nuovo, duro rovescio militare per l’esercito ucraino e un ulteriore indebolimento per il presidente, Petro Poroshenko. La presa di Debaltseve è stata condannata fermamente da tutta la comunità internazionale come una grave violazione degli accordi di Minsk del 12 febbraio scorso, che prevedevano la tregua da domenica. Una chiara violazione del cessate il fuoco», hanno accusato la Casa Bianca e l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza comune, Federica Mogherini. In una nota ufficiale, il capo della diplomazia dei Ventotto ha ricordato che Bruxelles «resta pronta a prendere misure appropriate nel caso in cui continuino i combattimenti e altri sviluppi negativi in violazione degli accordi di Minsk». E per assicurare la tregua, Poroshenko, ha chiesto oggi l’invio di peacekeeper dell’Onu nel Donbass. L’idea è stata, però, subito respinta dal capo negoziatore dei separatisti, Denis Pushilin, secondo il quale si tratterebbe di una violazione degli accordi.

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