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La regola d’oro
per l’umanità sofferente

· Maria Voce all’assemblea europea di Religions for Peace ·

Andare incontro alla folla dell’umanità sofferente «che grida, che piange, che lotta e che, ciononostante, continua a sperare». È questo «l’impegno comune, concreto, eroico se necessario» a cui oggi sono chiamate le religioni, promuovendo nelle società la “regola d’oro”: «Fai agli altri ciò che vorresti gli altri facciano a te».

È quanto ha detto, riferendosi soprattutto alla questione emigrazione, la presidente del movimento dei Focolari, Maria Voce, nella sua veste di vice presidente di Religions for peace. L’organizzazione che riunisce seguaci delle grandi religioni — baha’i, buddismo, cristianesimo, ebraismo, giainismo, induismo, islam, sikh, zoroastrismo e altre tradizioni locali — tiene la sua assemblea europea a Castel Gandolfo dal 28 ottobre al 1° novembre sul tema «Accogliersi l’un l’altro, dalla paura alla fiducia».

I partecipanti all’incontro stanno affrontando argomenti particolarmente attuali per il continente europeo come la globalizzazione, l’islamofobia, la xenofobia, l’estremizzazione dell’individualismo, la crescente e tumultuosa immigrazione provocata da guerre, dittature che violano la dignità umana, difficoltà economiche e cambiamenti climatici.

La vice presidente ha fatto riferimento nel suo discorso alla situazione in cui si trova oggi l’Europa, che nel giro di pochi anni ha visto mutare volto «come forse mai era successo in passato». Un continente fortemente attraversato da «una drammatica e lunga crisi, in primo luogo economica che non ha risparmiato nessuno dei Paesi dell’Unione». Infatti, «negli ultimi mesi — ha aggiunto Voce — il continente europeo ha davanti un oceano di rifugiati e profughi senza precedenti nella storia». Un fenomeno causato e «seriamente aggravato» da «drammatici e discutibili interventi militari che hanno sconvolto intere nazioni del Nord Africa e del Medio oriente, dell’Africa subsahariana e da altri conflitti ancora in corso». Una situazione di fronte alla quale, «i nostri Paesi europei non sono certo del tutto incolpevoli».

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25 aprile 2019

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