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​La reciprocità maschio-femmina
a immagine e somiglianza di Dio

Oggi si ammette di buon grado la necessità di un riconoscimento teologico e pratico più concreto della donna nella Chiesa e nella nostra società. Papa Francesco, seguendo i suoi predecessori, lo ha ribadito in numerose occasioni, ma l’attuazione di pratiche ecclesiali più aperte alla sua presenza e influenza tarda a realizzarsi per motivi che non sono soltanto di ordine storico e culturale.

In primis sono dunque propenso a un metodo teologico che parta dalla rivelazione della Trinità in Gesù Cristo, per comprendere la donna, creata a immagine e somiglianza di Dio, con l’aiuto dell’esegesi contemporanea sull’Imago Dei, la quale ripristina la legittimità e il valore dell’analogia tra la Trinità e la famiglia, nonostante una forte tradizione contraria.

Maha Rukab, «Abbraccio divino»

L’analogia familiare offre un apporto non trascurabile alla comprensione del mistero trinitario, ma il suo valore si fonda soprattutto sul suo significato antropologico. Papa Francesco vi fa riferimento molto spesso nella sua esortazione apostolica Amoris laetitia: «Il Dio Trinità è comunione d’amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente. Ci illuminano le parole di san Giovanni Paolo II: “Il nostro Dio, nel suo mistero più intimo, non è solitudine, bensì una famiglia, dato che ha in sé paternità, filiazione e l’essenza della famiglia che è l’amore. Questo amore, nella famiglia divina, è lo Spirito Santo”. La famiglia non è dunque qualcosa di estraneo alla stessa essenza divina. Questo aspetto trinitario della coppia ha una nuova rappresentazione nella teologia paolina quando l’Apostolo la mette in relazione con il “mistero” dell’unione tra Cristo e la Chiesa (cfr. Efesini, 5, 21-33)».

L’idea di nuzialità che guida la mia riflessione si fonda su tre concetti che esprimono l’essenza dell’amore: dono, reciprocità e fecondità. Tale nozione si applica analogicamente a diversi ordini di realtà: alla coppia uomo-donna, alla relazione Cristo-Chiesa e alle Persone divine. Si estende così la visione del santo Papa della famiglia che, conferendo una freschezza nuova all’analogia trinitaria della famiglia, interpreta la Imago Dei come Imago Trinitatis, completando così, in modo fecondo e felice, la dottrina tradizionale dell’immagine di Dio. Finora, in effetti, questa si limitava alla somiglianza tra la natura razionale dell’uomo, con le sue facoltà spirituali, e la natura divina, eminentemente spirituale da una parte e, dall’altra, con il procedere trinitario: il Figlio che procede dal Padre come Verbo e lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio come Amore. Chiaramente parlare di analogia non significa parlare di univocità; di fatto la somiglianza evocata è attenuata dalla più grande dissimiglianza che s’impone sempre in ogni comparazione tra il Creatore e la sua creatura. La questione è quindi complessa e delicata e invita a integrare le prospettive complementari più che a contrapporle. Consideriamo soprattutto che i progressi contemporanei offrono prospettive ampie e feconde per ripensare la persona, il rapporto uomo-donna e il mistero di Dio a partire dall’Amore come Dono.

La reciprocità maschio-femmina, a immagine-somiglianza di Dio, permette all’uomo di rappresentarlo sulla terra e di imitarlo, partecipando al suo potere creatore. L’insistenza della tradizione sacerdotale sulla differenza fisica dei sessi intende così esprimere il carattere fondamentalmente relazionale dell’essere umano, sul piano orizzontale del rapporto tra uomo e donna e anche sul piano verticale della relazione con Dio.

Nell’esperienza umana il bambino, come ipostasi della reciprocità d’amore, è il frutto dell’amore coniugale, che è anche una reciprocità a tre poiché, se si prescinde dal carattere fortuito della generazione e dal fattore temporale del suo sviluppo, il bambino appartiene intrinsecamente alla natura stessa della donazione reciproca dei coniugi.

Non ci sono tre Persone identiche e uniformi nella Santissima Trinità, ma tre Persone la cui proprietà personale realizza un modo di essere Amore in Dio completamente diverso, ma nell’unità della stessa natura: l’Amore paterno, l’Amore filiale e l’Amore nuziale.

Da qui la bellezza della Chiesa-Comunione che procede dalla kenosis eucaristica del Verbo incarnato, come personalità femminile animata dallo Spirito, e la sua figura di Sposa e madre.

Qual è l’importanza di questi progressi per la dignità della donna e per le conseguenze ecclesiali e sociali concrete che si dovrebbero legittimamente trarre?

In primo luogo, l’individuazione dell’archetipo relazionale della donna nella Trinità conferma subito la sua dignità di immagine di Dio come persona, donna, moglie e madre. E conferma anche i valori dell’amore, del matrimonio e della famiglia, come pure le vocazioni verginali soprannaturali che ricevono un forte sostegno teologico e spirituale.

Che altro possiamo aggiungere a queste riflessioni teologiche per sottolineare l’importanza del “mistero” della donna e del suo indispensabile contributo alla vita sociale ed ecclesiale? Data la vicinanza tra Spirito e donna nel disegno divino della creazione e dell’incarnazione della grazia, e data la partecipazione intima e insuperabile della Vergine Maria nei rapporti trinitari reciproci del Verbo e dello Spirito, non dovremmo riconoscere questo “mistero” della donna, definendo “ministeri sacri”, senza connotazioni clericali di alcun tipo, le sue molteplici funzioni e i suoi ruoli nella società e nella Chiesa: moglie e madre, ispiratrice e mediatrice, redentrice e riconciliatrice, aiuto e compagnia indispensabile per l’uomo in qualunque compito e responsabilità sociale ed ecclesiastica. Che si evidenzino l’ascolto, l’apertura, la riparazione delle ingiustizie e la valorizzazione dei carismi femminili da parte di tutti e di tutte, e in particolare da parte delle autorità civili e religiose, affinché si riconosca e si integri di più e meglio la diversità femminile!

È allora comprensibile che la Chiesa cattolica, dall’immensa grazia del concilio Vaticano II, abbia condotto una battaglia decisiva e permanente per il rispetto della diversità dei sessi in ogni parte e a ogni livello, sia nel campo del lavoro, del matrimonio e della famiglia sia in quello del ministero ordinato, e che continui a farlo, anche da sola, contro ogni “colonizzazione ideologica” (Papa Francesco) che pretenda di annullare la differenza sessuale nella cultura, e dunque la figura originale della donna, in nome di un’antropologia libera da ogni vincolo trascendente. Il tema della donna è oggigiorno talmente importante da richiedere da parte della Chiesa e della società un investimento enorme di pensiero e di azione, per illuminare correttamente le scelte sociali e per far sì che l’immagine di Dio nell’uomo e nella donna, in dolore e desiderio di comunione, raggiunga quella divina somiglianza dell’Amore senza la quale non c’è felicità possibile per l’umanità, né società degna di tale nome.

di Marc Ouellet

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19 giugno 2018

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