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La ragazza di Chagall

· ​Persecuzioni e amori tra Italia e Argentina ·

Il romanzo La ragazza di Chagall di Antonella Sbuelz (Udine, Forum, 2018, pagine 240, euro 17,50) è intessuto di storia, complesso nel dipanarsi dei fili che legano fra loro i diversi personaggi e nel rapporto tra i diversi tempi in cui si dispiega, scritto con maestria e rigore. Al suo centro, il viaggio in nave verso l’Argentina nel 1940, in cui si incontrano Amalia e Folco: lei un’adolescente che il padre accompagna in Argentina per lasciarla a una zia mai conosciuta, lui un giovane di poco più vecchio che accompagna la sorellina Tilde per lasciarla a dei parenti e sottrarla ai rischi della guerra che incombe. 

Marc Chagall, «Sopra la città» (1914/1918)

Tanto Amalia che Folco sono ebrei, lei figlia di matrimonio misto. Sua madre, “ariana”, è però confinata su un’isola per antifascismo. Il padre che l’accompagna, ebreo, vive con rifiuto e timore la sua identità ebraica e ha rotto i rapporti con quella moglie confinata che ha anteposto la politica alla vita in famiglia. La guerra incombe sull’Europa e su quell’Italia che la giovanissima Amalia è costretta a lasciare. I suoi nonni moriranno nella Shoah, Folco sarà deportato e tornerà ridotto all’ombra di se stesso. Non parlerà, lui che voleva diventare scrittore, non racconterà. Avranno un figlio, lui e Amalia, nella vita del dopo, il figlio che nell’ultima scena del libro, nel maggio del 2018, visiterà la tomba recente di Amalia con la zia Tilde, la bambina della nave.
E ci sono altri scenari raccontati o solo accennati: l’Argentina di Videla, in cui Tilde perderà un figlio che ricorderà con le altre madri e nonne nella Plaza de Mayo, e il Friuli degli anni Venti, con la miseria e il dolore del mondo contadino, e la domestica Isa, violentata e umiliata. C’è anche un omicidio perché il libro ha anche le movenze di un giallo, e si disvela poco a poco, senza clamore, quasi per suggestioni silenziose. E ha anche le movenze di una memoria, più che di un romanzo, e chi legge si immagina che di persone reali si tratti, e che la voce narrante, quella di Amalia, sia quella che l’autrice presta a sua madre.
Luci e ombre: luminose quasi tutte le figure femminili del libro, da Amalia, cristallina, consapevole benché giovanissima della differenza fra bene e male, a Isa, che sopporta con dignità violenze e sopraffazioni per proteggere la sorella Bettina, fino a perderne la ragione, alla nonna di Amalia, Lea, che la persecuzione spinge a riaffermare il suo ebraismo, fino a Dora, la femme fatale che sulla nave intreccia una storia di passione con il giovane Fulco. E ancora, la madre di Fulco, che protegge la cameriera Isa e l’aiuta; e Bettina, che diventa un’oppositrice del fascismo e che ritroviamo al confino, con Luisa.
Più ambigui i personaggi maschili, come Furio, il padre di Amalia, terrorizzato dalla sua identità ebraica e da quella madre che invece la riafferma e ostile alla moglie Luisa, spedita al confino perché denunciata da una vicina, Vera, perché accoglieva a casa sua gli sloveni perseguitati dal fascismo. Fino al personaggio più odioso di tutti, il patrigno violento di Isa e Bettina, che ritroveremo più tardi sotto altre vesti nel romanzo.
La grande storia e la storia quotidiana si intrecciano: il confino a Ventotene, con i militi violenti, le camerate, le amicizie, le solidarietà, la liberazione alla caduta del fascismo, nell’agosto 1943. Una liberazione che preluderà tuttavia ad altri lutti, ad altre tragedie ancora più grandi. Trieste, quando Mussolini proclama nel 1938 a un’immensa folla le leggi razziali e Luisa da lontano, nascosta nella folla, spia Amalia bambina, portata dalla maestra a osannare il “duce”, e teme che quell’oratoria roboante la abbia convinta, come le sue compagne che applaudono. E la vede invece dritta senza applaudire, fino a che la maestra non si accorge del suo dissenso e la colpisce con un manrovescio. Ha capito, si dice Luisa, fiera della figlia e felice che le assomigli. Quella figlia che ricorda una ragazza in volo di Chagall. E c’è un diario, scritto sulla nave da quella bambina, perduto e ritrovato attraverso un ragazzo pakistano, che riporta al figlio la scrittura della madre e il racconto del suo viaggio verso l’Argentina.
Nella sua postfazione Gabriele Nissim legge questo romanzo soprattutto come un saggio sulla condizione umana durante il fascismo: un tempo scardinato, in cui si era accolta con favore e consenso la fine della democrazia e l’avvento di nuove barbarie «pensando di ottenere la chiave magica per la felicità e un futuro radioso». Un tempo tuttavia riscattato, allora, da scelte coraggiose, battaglie morali, anche se percorso da conflitti e violenze. Da quelle macerie siamo usciti, come ne sono usciti Amalia e Folco, pur pagando prezzi enormi. E speriamo che Amalia, la ragazza di Chagall, continui per sempre a volare alta sopra di noi, libera e fiera.

di Anna Foa

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20 ottobre 2019

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