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La quaresima di Bergoglio

· Così l’arcivescovo di Buenos Aires predicava ai fedeli ·

«I nostri gesti, le nostre mortificazioni, i nostri sacrifici hanno valore soltanto se procedono dal cuore, se esprimono un amore. Uno dei pilastri del nostro cammino di preparazione quaresimale è il digiuno; ma esso deve partire dall’amore e portarci a un amore più grande. Il digiuno che Dio vuole consiste sempre nel “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senzatetto, vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti” (Isaia, 58, 7). Digiunare a partire dalla solidarietà. 

Pieter Lastman, «Giona e la balena» (1621)

Oggi si può digiunare solo lavorando affinché altri non restino senza mangiare. Oggi si può celebrare il digiuno soltanto assumendo il dolore e l’impotenza di milioni di affamati.

Chi non digiuna per il povero inganna Dio. Digiunare è amare. Il nostro digiuno volontario deve aiutare a impedire i digiuni obbligati dei poveri. Digiuniamo perché nessuno debba digiunare.

Un digiuno che sia segno di solidarietà con tutti quelli che digiunano involontariamente, un segno di giustizia in un mondo crudele dove ad alcuni si dilata lo stomaco perché hanno mangiato in eccesso e ad altri si gonfia l’addome perché non mangiano; un digiuno che non è un’imposizione, ma il bisogno di manifestare la gratitudine per l’amore donato di Gesù che ci ha dato la vita e continua a darcela».

E' uno dei passaggi di un'omelia tenuta dall'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio il mercoledì delle ceneri del 2009. Si potrà leggere integralmente - insieme ad altre meditazioni quaresimali tenute da Bergoglio tra il 2004 e il 2011 – nel libro Dio non si stanca di perdonare (Bologna, Emi, 2014, pagine 63) che uscirà il 5 marzo e di cui il nostro giornale pubblica un'ampia anteprima.

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