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La psiche e lo spirito

· Ricordo del gesuita Denis Vasse ·

Antonio Canova, «Psiche e Amore stanti»  (1796-1800, particolare; foto di Claudio Falcucci)

Non sono molti gli intellettuali cattolici che nel Novecento hanno saputo affermarsi nei nuovi campi del sapere aperti dalle scienze umane, e senza dubbio fra questi si annovera il gesuita Denis Vasse, che ha percorso un’importante e riconosciuta carriera di psicanalista, distinguendosi non solo nella pratica ma anche nella ricerca. Amico e stretto collaboratore della notissima psicanalista Françoise Dolto, padre Vasse ha saputo innovare portando una profonda visione spirituale nella disciplina psicanalitica, illuminando con pagine originali e stimolanti il rapporto fra anima e psiche. Ma è stato anche un grande saggista, e la bellissima voce Pudeur che ha scritto per il «Dictionnaire de spiritualité» dimostra l’ammirevole sintesi fra spirito e intelletto alla quale sapeva giungere, con risultati originali e preziosi. Fra le sue opere principali, ricordiamo Le poids du réel, la souffrance (1983); La chair envisagée (1988); La Dérision ou la joie (1999).

Nato nel 1933 in una famiglia di coloni francesi in Algeria, ha preso parte alla lotta per la liberazione del paese, subendo delle torture. Entrato nel 1958 nella Compagnia di Gesù, medico e filosofo, diviene membro della Società di psicanalisi fondata da Lacan, e nel suo primo libro, Le temps du désir (1969), saprà rivisitare la questione di Dio a partire dal «desiderio dell’Altro». La sua ricerca verte sempre sull’essenziale, cioè «la verità al cuore dell’essere umano». Secondo lui, ciò su cui si fonda l’essere umano sono tre pilastri, tre coppie: uomo e donna (la differenza sessuale); la verità e la menzogna; la vita e la morte. Quando uno di questi è toccato, lo sono anche gli altri.

Pensatore esigente e libero, era capace di attenta vicinanza con le persone con cui veniva in contatto, pronto ad aiutare tutti.

«Essere cristiano — ha detto nel corso di una delle ultime interviste a «La Croix» — è consentire a ciò che è l’uomo. È divenire un uomo secondo Dio, secondo ciò che si rivela vivendo, e che è la vita».

di Lucetta Scaraffia

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22 settembre 2018

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