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La prova

· Nel faccia a faccia tra Gesù e Tommaso ·

L’imbarazzante dubbio dell’apostolo incredulo rispetto alla resurrezione di Cristo ispira, in tutta la sua tensione, ed anche nella carnale e concreta drammaticità, molte rappresentazioni. Il “faccia a faccia” tra il Salvatore e Tommaso sembra trovare la sua manifestazione più monumentale eppure intima nel gruppo statuario bronzeo, alto oltre 2 metri, eseguito da Andrea Verrocchio tra il 1463 e 1483 per una delle dodici nicchie esterne della chiesa fiorentina di Orsammichele.

Sarcofago con la scena dell’incredulità di Tommaso (ultimo quarto del iv secolo, Santa Maria presso San Celso, Milano)

Il gruppo non rappresenta un vero e proprio tuttotondo, fatta eccezione per le teste dei due protagonisti del drammatico episodio narrato esclusivamente da Giovanni (20, 24-29), in cui Tommaso dubita della resurrezione del Cristo e per questo viene invitato dal Redentore a toccare la piaga sul suo costato. 

Il monumento fiorentino, che è reso originale dal colloquio che intreccia gli sguardi dei personaggi, divenne famoso, ma tale fama sarà superata, di lì a quasi due secoli, dalla tela dipinta ad olio da Caravaggio tra il 1601 e il 1602 per il banchiere marchese Vincenzo Giustiniani, uno dei più convinti ammiratori di Michelangelo Merisi. La tela si conserva oggi nella Bildgalerie di Postdam a Berlino e ancora emoziona per il realismo, che anima il quadro popolato da quattro figure, che si stagliano su un oscuro fondo neutrale e che concentrano la loro attenzione sul macabro gesto dell’apostolo dubbioso, che inserisce l’indice destro nella piaga del costato del Cristo, il quale lo aiuta, scostando la veste e accompagnando la mano di Tommaso. La forte dinamica della verifica è illuminata dalla fonte di luce che proviene dalla sinistra, che illumina anche i volti concentrati dei due apostoli, i quali assistono alla prova, ma specialmente quello di Tommaso, che sbarra gli occhi con uno sguardo connotato dalle profonde rughe della fronte.
Questi due capolavori dell’arte moderna nascondono e tradiscono un’iconografia di lunghissima durata, che si snoda attraverso i secoli e che trova le sue origini nell’arte paleocristiana, a partire dal iv secolo, quando Ambrogio (Esposizione del Vangelo di Luca 5,96) e Agostino (Trattato sul Vangelo di Giovanni 121, 45) propongono un’esegesi letterale dell’episodio evangelico, sviluppando il tema della resurrezione della carne, intesa come “rinascita esteriore” rispetto alla “resurrezione interiore”.
L’esegesi patristica che, in verità, aveva preso avvio con Giustino, Ireneo, Tertulliano, Origene, Cipriano, Novaziano, Ilario di Poitiers, Epifanio, e che avrebbe proseguito con San Pier Crisologo, Quodvultdeus, per giungere a Cromazio di Aquileia, che, in occasione della dedica della basilica di Concordia, ricorda che, tra le reliquie custodite nel santuario, vi erano anche quelle dell’apostolo dubbioso (Sermone 26,4). A questo riguardo, dobbiamo ricordare che Rufino menziona un martyrion dedicato a Tommaso ad Edessa (Historia Ecclesiastica 2,5) visitato alla fine del iv secolo dalla pellegrina Egeria che, al proposito, precisa che sulla tomba di Tommaso era stata innalzata una chiesa “enorme e splendida di nuova costruzione” (Itinerario 19, 1-3). 

di Fabrizio Bisconti

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18 ottobre 2019

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