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La protezione del pianeta
è un imperativo etico

· Intervento del segretario di stato cardinale Pietro Parolin alla Cop24 ·

Pubblichiamo una traduzione italiana dell’intervento del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato, al segmento di alto livello della XXIV sessione della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutosi ieri a Katowice.

Signor Presidente,

A nome di Sua Santità Papa Francesco, porgo un cordiale saluto a tutti voi, assicurandovi della sua vicinanza, del suo sostegno e del suo incoraggiamento in questi giorni di intenso impegno per un esito fecondo del presente incontro della Cop24.

Dopo l’adozione dell’accordo di Parigi, l’incontro di Katowice ha il compito fondamentale di sviluppare il Programma di lavoro dell’Accordo di Parigi. Tale documento deve consistere in una solida serie di orientamenti, norme e meccanismi istituzionali, volti a favorire una giusta ed efficiente attuazione dell’accordo, specialmente a livello nazionale. Siamo tutti consapevoli di quanto questo impegno sia difficile.

La complessità del compito, però, è amplificata dal grande senso di urgenza di agire, come è stato chiaramente sottolineato nella Relazione speciale dell’ultimo Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) (cfr. Ipcc, «Sintesi per i decisori politici del Rapporto speciale sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 gradi sopra i livelli pre-industriali e i relativi percorsi delle emissioni di gas climalteranti, nel contesto di rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico, dello sviluppo sostenibile e degli sforzi per sradicare la povertà», 6 ottobre 2018). Da questa prospettiva, le informazioni contenute in tale rapporto sono ancor più preoccupanti dato che gli attuali impegni assunti dagli stati per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi. In questa luce, il documento dell’Ipcc propone un percorso difficile da seguire; vale a dire, è ancora possibile limitare il riscaldamento globale, ma farlo esigerà la volontà politica chiara, lungimirante e forte di promuovere il prima possibile il processo di passaggio a un modello di sviluppo libero da quelle tecnologie e quei comportamenti che influenzano la sovrapproduzione di emissioni di gas serra.

La domanda, pertanto, è: c’è volontà politica sufficiente per attuare le numerose soluzioni a nostra disposizione per promuovere il sopramenzionato modello di sviluppo?

Il modo in cui verrà elaborato il Programma di lavoro dell’accordo di Parigi sarà una risposta a tale domanda.

Da parte della Santa Sede, è importante che il Programma di lavoro sia costruito su tre pilastri: 1) un chiaro fondamento etico; 2) l’impegno di raggiungere tre obiettivi inestricabilmente legati tra loro: promuovere la dignità della persona umana, alleviare la povertà e favorire lo sviluppo umano integrale e alleggerire l’impatto del cambiamento climatico attraverso misure responsabili di mitigazione e adattamento; e 3) focalizzazione sulla risposta alle esigenze sia del presente sia del futuro.

Nell’applicare tali pilastri, la Santa Sede vorrebbe proporre, come già in precedenti occasioni, una serie di punti che dovrebbero essere inclusi nel nucleo del Programma di lavoro dell’accordo di Parigi. Tra questi nei vorrei segnalare solo alcuni: incoraggiare i paesi sviluppati a prendere l’iniziativa; promuovere modelli di consumo e di produzione sostenibili e promuovere l’educazione alla sostenibilità e alla consapevolezza responsabile; rafforzare le fonti finanziarie e sviluppare alternative economiche con particolare attenzione a individuare incentivi, eliminare sussidi e prevenire speculazione e corruzione; assicurare la piena ed effettiva partecipazione delle popolazioni locali, comprese quelle indigene, ai processi decisionali e attuativi; e fornire un processo di follow-up e di revisione dell’impegno in maniera trasparente, efficace e dinamica, capace di aumentare gradualmente i livelli di ambizione e assicurare controlli adeguati (cfr. Papa Francesco, Discorso alla Conferenza Internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si’”, 6 luglio 2018, dove ha affermato: «“La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei paesi più potenti e più inquinanti”. Non possiamo permetterci di perdere tempo»).

Inoltre, una corretta attuazione dell’accordo di Parigi sarà tanto più efficace quanto più si forniranno opportunità di lavoro adeguate. Una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di lavoro dignitoso sono importanti e devono essere collegate con la dovuta attenzione ad aspetti quali il rispetto dei diritti umani fondamentali, la tutela sociale e lo sradicamento della povertà, con particolare attenzione verso le persone più vulnerabili agli estremi climatici. Un tale passaggio esige formazione, educazione e solidarietà.

Signor Presidente,

I dati scientifici di cui disponiamo dimostrano chiaramente l’urgente necessità di un’azione rapida, in un contesto di etica, equità e giustizia sociale. Il passaggio a una riduzione delle emissioni di gas serra non è solo un problema nell’ambito della tecnologia, ma anche una questione di modelli di consumo, di educazione e di stili di vita (cfr. Papa Francesco, Discorso all'Ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi [U.N.O.N.], 26 novembre 2015). Stiamo a poco a poco prendendo coscienza del fatto che il cambiamento climatico è una questione sempre più morale piuttosto che tecnica. Da questo punto di vista, occorre sottolineare l’importante contributo che le autorità locali, il settore imprenditoriale, la comunità scientifica e la società civile possono offrire in questo processo. Gli attori non statali, spesso in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico, portando la “voce della gente”, mostrano un’importante dinamica nel trovare modi innovativi per promuovere un sistema di produzione e di consumo sostenibile, come anche nel favorire un cambiamento nello stile di vita. Tutto questo va incoraggiato: gli attori non statali sono e possono fare molto per aiutare chi prende le decisioni politiche a compiere scelte eque e lungimiranti.

Come ha indicato Papa Francesco nella sua Lettera enciclica Laudato si’, sulla cura della casa comune, del 2015, «le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (Laudato si’, n. 139). È necessario un cambiamento di mentalità, imperniato su valori centrali capaci di evidenziare la dimensione etica e umana del cambiamento climatico (cfr. Papa Francesco, Messaggio alla Cop22, 10 novembre 2016).

Da questo punto di vista abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future. I giovani d’oggi mostrano grande sensibilità nei confronti dei problemi complessi e sfaccettati sollevati dal fenomeno del cambiamento climatico. È una sfida educativa, dove i processi educativi possono risvegliare, e stanno risvegliando, questa sensibilità nei giovani, che rappresentano il nostro futuro. Non possiamo però pretendere che le prossime generazioni facciano propri i problemi causati da quelle precedenti, ponendo su di loro tutto il peso di questa responsabilità. Ciò è ancor meno accettabile se teniamo conto del senso d’urgenza così chiaramente invocato dalla comunità scientifica. Come ha sottolineato Papa Francesco, «mentre l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità» (Laudato si’, n. 165).

Sappiamo quel che possiamo fare, e ciò che dobbiamo fare diventa un imperativo etico. Questo ci obbliga a riflettere seriamente sull’importanza degli investimenti finanziari ed economici, orientandoli verso settori che davvero incidono sul futuro dell’umanità, salvaguardando le condizioni di una vita degna su un pianeta “sano”.

La Cop24 può essere un punto di svolta se riesce a dimostrare che lo spirito collaborativo e proattivo di Parigi è ancora vivo. Atteggiamenti come l’indifferenza, la rassegnazione e la negazione, o la speranza limitata in qualche soluzione tecnologica che può essere solo parziale o perfino controproducente, non devono prevalere (cfr. Papa Francesco, Messaggio alla Cop 23, 7 novembre 2017). Inoltre, sarebbe tragico se gli interessi individuali o privati prevalessero sul bene comune, specialmente quando questi tendono a manipolare le informazioni per proteggere le proprie iniziative (cfr. Laudato si’, n. 54). Dobbiamo evitare di cadere in questi atteggiamenti pericolosi, che di certo non favoriscono un processo in cui il dialogo sincero e produttivo, la solidarietà e la creatività sono tanto necessari per la costruzione del presente e del futuro del nostro pianeta.

Ci troviamo dinanzi a una sfida di civiltà a beneficio del bene comune. Questo è evidente, così come è anche evidente che le soluzioni di cui disponiamo sono tante e spesso alla nostra portata. Dinanzi a una questione complessa come il cambiamento climatico, dove la risposta individuale o nazionale da sola non basta, non abbiamo altra alternativa che compiere ogni sforzo possibile per mettere in atto una risposta collettiva responsabile senza precedenti, volta a «collaborare per costruire la nostra casa comune» (Laudato si’, n. 13).

A nome di Sua Santità Papa Francesco, esprimo i miei migliori auguri per la Cop24, sperando che sia feconda e abbia successo nel costruire la nostra casa comune. Su tutti i partecipanti di questa importante conferenza, invoco la benedizione di Dio Onnipotente, che vi chiedo di portare ai cittadini dei paesi che rappresentate.

Grazie della vostra attenzione.

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