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La promessa di Obama

· In visita in Afghanistan il presidente statunitense si dice convinto che i talebani e Al Qaeda saranno sconfitti ·

Saranno «giorni difficili» in Afghanistan ma alla fine i talebani e gli uomini di Al Qaeda saranno sconfitti. È questo il messaggio che il presidente statunitense, Barack Obama, ha consegnato ai soldati americani durante la visita a sorpresa, ieri, alla base di Bagram. «Ciascuno di voi è un eroe e l'America sarà sempre grata per i vostri sacrifici» ha dichiarato Obama. Poche ore prima della visita, i files di Wikileaks avevano rivelato le presunte preoccupazioni di Washington per il presidente afghano descritto come «una figura incostante», non in grado di gestire la crisi nel proprio territorio. Ma la Casa Bianca ha tenuto subito a precisare che Obama è venuto a incontrare le truppe e la visita non ha nulla a che fare con le rivelazioni di Wikileaks. Non vi è stato nessun incontro tra Obama e Karzai, a causa del maltempo: vi è stato comunque un colloquio, di circa quaranta minuti, in videoconferenza.

«Quando sono venuto qui la prima volta, la scorsa primavera, avevamo una coalizione di 43 Paesi, adesso abbiamo una coalizione di 49 Paesi» ha sottolineato il capo della Casa Bianca. Che ha aggiunto: «Questo fatto invia un messaggio potente, ovvero la coalizione dei Paesi che sostengono l'Afghanistan è solida e si sta ampliando».

E oggi è giunto a Kabul il primo ministro pakistano, Yusuf Raza Gilani. È una visita di due giorni che punta a rafforzare le relazioni bilaterali e a definire una strategia comune per sconfiggere il terrorismo nella regione. Secondo l'agenzia di stampa pakistana App, l'incontro fra Karzai e Gilani analizzerà anche una possibile collaborazione per rendere più dinamico il processo di riconciliazione in Afghanistan, che può contare sull'appoggio della comunità internazionale e che mira a far sedere al tavolo dei negoziati anche i talebani moderati. I quali, tra conferme e smentite, al momento si mostrano recalcitranti di fronte a tale prospettiva. A un certo punto anche il mullah Omar sembrava essersi detto pronto a un pur timido negoziato con le autorità di Kabul, per favorire il processo di riconciliazione nazionale: successivamente tale presunta disponibilità è stata negata.

Intanto sul piano politico si segnala che circa due mesi e mezzo dopo le elezioni legislative (svoltesi lo scorso 18 settembre) la commissione elettorale indipendente ha ufficializzato gli ultimi dati che ancora mancavano per completare il quadro: si tratta di quelli relativi alla provincia sudorientale di Ghazni, dove è stata confermata la vittoria di tutti i candidati che erano risultati eletti già in base allo scrutinio preliminare.

A sorpresa, dunque, gli undici seggi spettanti alla turbolenta provincia sono stati conquistati solo da esponenti della minoranza degli hazara: a bocca asciutta, dunque, i pashtun, l'etnia maggioritaria a livello nazionale e che costituisce quasi la metà della popolazione provinciale. Ricorda l'agenzia Agi che nella provincia di Ghazni la violenza scatenata dalla guerriglia per boicottare il voto è stata molto intensa: il tasso di partecipazione è risultato particolarmente basso. Addirittura in una circoscrizione si erano recati a votare appena tre aventi diritto, mentre altri seggi non hanno proprio aperto per motivi di sicurezza.

Il comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha presentato a Ginevra un appello, per 1,2 miliardi di franchi, per la raccolta di fondi destinati a finanziare le attività umanitarie nel 2011: e per il secondo anno consecutivo, l'Afghanistan sarà l'operazione umanitaria più importante del Cicr. La situazione, a causa delle perduranti violenze, è infatti peggiorata l'anno scorso e i bisogni non dovrebbero diminuire nel 2011.

I combattimenti si sono estesi ad altre zone, per ragioni di sicurezza è più difficile muoversi e le popolazioni rurali risultano più isolate e vulnerabili: questo, in sintesi, il quadro tracciato dal presidente del Cicr, Jacob Kellenberger, durante una conferenza stampa a Ginevra. Per Kellenberger, solo una «soluzione politica» sarebbe in grado di migliorare la situazione nel Paese. Per le operazioni a beneficio del territorio, il Cicr prevede spese superiori agli 89 milioni di franchi.

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