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La profezia di Pauline

· ​Donne e dialogo ecumenico ·

Lungo tutto il XX secolo si è verificato quello che Pauline Webb, una leader metodista ecumenica, definì «una costante infiltrazione nel movimento ecumenico da parte delle donne e della loro voce». Le donne portarono nuove sfide e opportunità all’interno del movimento ecumenico e attraverso di esso anche alle Chiese. Ed esse continuano a farlo.

Gli anni Cinquanta e Sessanta videro la nascita dei movimenti di liberazione tra i quali vi fu il movimento femminista laico con il suo linguaggio tipicamente tagliente, le tattiche di pressione e le preoccupazioni politiche. Alcuni interpretarono questa influenza che si fece strada all’interno del movimento ecumenico come uno spostamento dall’agenda della Chiesa all’agenda del mondo. Altri ritennero che una tale distinzione non fosse sostenibile a livello teologico ed ecclesiologico. Essi riconobbero nel sorgere dello spirito delle donne, l’opera dello Spirito Santo nel mondo alla testa della Chiesa.

Ciò che fiorì verso la fine degli anni Sessanta fu messo a fuoco in una conferenza a Berlino nel 1974, intitolata «Sessismo negli anni Settanta». Donne da ogni parte del mondo si radunarono per riflettere insieme su cosa significasse per i loro Paesi, le loro famiglie, e per loro stesse, il fatto che fossero impegnate in una lotta di liberazione — una lotta universale — che le accomunava nonostante le loro differenze ecclesiali, culturali e continentali. Espressero il loro impegno nella volontà di porre fine a tutte quelle cose che negavano l’umanità delle donne nella Chiesa e nel mondo, cose che contraddicevano l’intenzione di Dio al momento della creazione.

Le donne uscirono dall’incontro di Berlino chiedendo al Consiglio Ecumenico delle Chiese di avviare un progetto incentrato sull’esperienza delle donne, gestito da donne, e che sarebbe culminato in una conferenza internazionale per le donne.

Questo progetto fu significativamente cambiato quando i teologi della Commissione “Fede e Costituzione”, l’organismo teologico del Consiglio Ecumenico delle Chiese, richiesero una riflessione teologica ed ecclesiale che guardasse alla Chiesa come a una comunità composta equamente da uomini e donne impegnati nella loro vita personale a mettere in pratica i valori del Regno, una comunità che avrebbe potuto essere un segno di ciò che Dio intende per la totalità dell’umanità.

Lo Studio sulla comunità di donne e uomini inaugurò in molte regioni del mondo una riflessione globale ed ecumenica condotta da donne — e qualche uomo — incentrata sulle loro esperienze nella Chiesa e nella società. Ciò che emergeva ogni volta era la comune esperienza delle donne di essere escluse dal “cerchio magico”, la loro esperienza di oppressione e di impotenza sia nel mondo che nella Chiesa. La vita liturgica, ministeriale e strutturale nelle chiese diventava spesso esperienza di esclusione delle donne e di disprezzo del loro punto di vista. Le donne erano consapevoli che questo atteggiamento contraddiceva l’insegnamento biblico — cfr. in particolare Genesi 1,27 e Galati 3,28 — secondo il quale l’uomo e la donna sono stati creati con pari dignità a immagine di Dio, ed entrambi ugualmente redenti in Cristo.

Dall’ascolto delle esperienze delle donne da ogni parte del mondo emerse la loro sensazione di essere oppresse e considerate come cittadini di seconda classe, dunque lo Studio cominciò a interrogarsi con forza sulla realtà a cui la Chiesa potrebbe assomigliare se rispecchiasse nella propria vita l’integrità che è la promessa del Regno di Dio. Quale tipo di Chiesa potrebbe diffondere nel mondo il profumo della propria integrità possibile?

Lo studio non fu un grido autoreferenziale di donne oppresse, ma una profonda riflessione ecclesiologica che chiedeva un radicale rinnovamento nella vita delle chiese: richiedeva una revisione del linguaggio, dei simboli e delle immagini utilizzati dalla Chiesa per parlare di Dio e dei credenti; un linguaggio inclusivo nel quale le donne potessero sentire di essere pienamente parte della comunità della Chiesa.

di Mary Tanner

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19 agosto 2017

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