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La profezia di Madeleine

· Fede e missione negli scritti dell’assistente sociale di Ivry ·

Per richiamare la presenza di Dio nel mondo basta un cespuglio di spine

È proprio attraverso il segno del roveto ardente, il cui fuoco risplende senza distruggere, che il Dio di Israele entra in relazione con Mosè (cfr. Esodo 3,1-15). Non è a caso che Madeleine Delbrêl si riferisca a questo segno: anche lei è animata dallo stesso ardore di Mosè per Colui che sta per rivelarsi a lui. Madeleine vede la miseria del popolo all'epoca in cui il comunismo sembra destinato alla conquista del mondo e alla liberazione della classe operaia. Vede l’abbandono di Dio da parte del popolo, e soffre nel constatarlo. Non descrive la situazione della città di Ivry in termini sociologici. Vuole gridare la sua sofferenza. Cerca di allertare le coscienze cristiane, e soprattutto sta di fronte a Dio a nome del suo popolo. Scrive per intercedere.

Madeleine Delbrêl a Ivry negli anni Cinquanta

Madeleine Delbrêl non si rassegna a questa situazione di cui ha fatto esperienza a lungo a Ivry, constatando l’ascendente del sistema marxista sulle persone. Lotta perché la durezza di questa situazione contribuisca al risveglio della fede cristiana. È certa che le pretese religiose del marxismo possono e debbono suscitare un rinnovamento radicale dell’impegno dei cristiani in questo mondo nuovo, e lo dice alla maniera dei profeti. Ed è l'immagine del roveto ardente a servirle per determinare le esigenze di questa vocazione: si tratta di consumarsi in mezzo agli altri, mettendo in pratica il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo:
«Per restituire Dio, per richiamarne la presenza, per riportarlo come un compagno tra gli uomini, non abbiamo bisogno d’essere persone di valore, basta un cespuglio di spine; ma noi, così come siamo, privi di valore, senza alcuna esteriorità e senza grandezza, dobbiamo diventare sacrificio: dobbiamo diventare cioè una vita data a servizio della fede, a servizio della vita stessa di Dio» (pag. 171).
Si coglie la voce di Madeleine Delbrêl attraverso il suo stile. Non è, in effetti, la voce di Gesù. È piuttosto la voce di Mosè, o quella di Giovanni Battista, forse quella di Elia. Questa donna, che è stata afferrata da Dio pregandolo, si sente incaricata di una missione profetica che la supera. Ciò che la preoccupa nel più intimo di se stessa è vivere, all'interno della sua solitudine, questa vocazione radicale per Dio in mezzo agli altri, che lo ignorano, lo trascurano o lo rifiutano. Ma l'importante non è la constatazione di questa ignoranza, di questa trascuratezza o di questo rifiuto, l'importante è convertirsi, "volgersi" verso Dio a nome di tutti.
È ovvio che una tale passione per Dio è molto impegnativa, e afferra e anima l'intera esistenza, ma può divenire anche molto nascosta, senza alcun risultato immediato. E forse è normale che, cinquant'anni dopo la sua morte, sopraggiunta a Ivry nel 1964, noi iniziamo a poco a poco a capire chi è Madeleine, quali sono i deserti immensi in cui ha vissuto e in cui noi viviamo, anche se il marxismo non va più alla conquista del mondo.

di Claude Dagens, vescovo di Angouleme

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14 ottobre 2019

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