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​La prima samaritana italiana

Massima espressione di altruismo o follia allo stato puro? È questo il dubbio che si pone in presenza della donazione samaritana, quella donazione cioè in cui un soggetto vivo decide, in completa autonomia, di privarsi di un organo (oggi, di fatto, di un rene) a beneficio di un estraneo che ne abbia bisogno. La specificità della donazione samaritana consiste proprio nell’estraneità assoluta dei soggetti coinvolti: donatore e ricevente non si conoscono e la donazione viene effettuata attraverso centri per i trapianti, istituti universitari, ospedali ritenuti idonei secondo le norme di legge. Per i fautori della pratica, essa è l’incarnazione dell’altruismo puro, mentre per i detrattori è un gesto troppo grande per essere autentico. Legale in diversi Paesi, il primo caso verificatosi in Italia, dove la samaritana è legale dal 2010, ha coinvolto una donna che il 7 aprile scorso ha donato il proprio rene in un centro della Lombardia. Che la prima samaritana italiana sia una donna non stupisce: a livello mondiale, infatti, le cifre dicono che sono in maggioranza le donne a donare o a cedere un organo. Il dato è questo — sebbene per ragioni diverse — sia a livello di donazione legale (in Italia e non), che nell’ambito del mercato nero. 

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19 gennaio 2020

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