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La prima parola di Adamo

· Dicibilità di Dio secondo Dante ·

Significare il trascendente è nella natura stessa dell’uomo: nel suo trattato linguistico De vulgari eloquentia, Dante afferma (contraddicendo la Genesi) che al momento della sua creazione Adamo parlò, e che la sua prima parola fu necessariamente un nome di Dio («El»), o come domanda o come risposta, e come grido di gioia, per glorificare Dio, e come segno della divinità in noi. 

Per usare la bella espressione di Giuseppe Mazzotta, per Dante il linguaggio umano è intrinsecamente teologico, un movimento di preghiera e di lode che è un porsi ai margini dell’abisso, dell’abbandono di sé. La poesia è il limite della lode, e la lode lo è della poesia, in un circolo infinito, una fusione di sacro e profano, che insieme affrontano il mistero ultimo dell’esistenza, della vita e della morte. La preghiera non è una rappresentazione della realtà, bensì un’espressione di gratitudine e di lode che attua una realtà, che rende reale ciò che significa senza mediazione: come la Commedia stessa, la trasfigurazione della poesia della lode nella teodia (Paradiso, XXV, 73), la preghiera costituisce il ponte tra l’esilio esistenziale nella selva oscura e la candida rosa, attraverso una conoscenza sempre più profonda di sé, in un processo che rinnova il mondo.

Christian Moevs

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19 maggio 2019

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