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La presentazione della
XV assemblea generale ordinaria
del sinodo dei vescovi

Ci saranno anche due presuli cinesi tra i 266 padri che parteciperanno dal 2 al 28 ottobre alla XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». È questa una delle notizie che, nella mattina di lunedì 1 ottobre, sono state riferite durante la conferenza di presentazione dell’assise, nella Sala stampa della Santa Sede. Pubblichiamo stralci degli interventi del cardinale segretario generale e del vescovo sottosegretario, e il testo integrale delle parole del cardinale relatore generale.

La sfida dei giovani

Quest’assise sinodale è un evento di centrale importanza per il popolo di Dio, pastori e gregge, e per la società intera, in ragione della tematica, i giovani, tutti i giovani della terra, in vista della sempre sognata civiltà dell’amore. La Chiesa, come il Santo Padre ha affermato, sin dall’inizio del cammino sinodale, «vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani» al fine di offrire alle generazioni che avranno le responsabilità nel futuro, la sua esperienza, la proposta di fede in Gesù Cristo, centro della storia di tutti.

Il tema dei giovani è certamente oggi una “sfida”, come del resto lo fu quello della famiglia. E la Chiesa non ha paura di affrontare le sfide, che sono sempre difficili e insidiose. Non le teme perché è sicura che la forza spirituale e umana le viene dallo Spirito Santo, che ispira e sostiene i suoi pastori e il suo gregge, con a capo colui che ha ministero di confermare i fratelli.

Secondo la normativa sinodale, partecipano all’Assemblea generale ordinaria i capi delle Chiese orientali cattoliche sui iuris, i vescovi eletti dai sinodi dei vescovi e dai consigli dei gerarchi delle Chiese orientali cattoliche, i vescovi eletti dalle conferenze episcopali, dieci religiosi eletti dall’Unione dei superiori generali, alcuni capi dei dicasteri della Curia romana, e un congruo numero di membri nominati dal Santo Padre. Così, complessivamente, prendono parte a quest’assemblea 266 padri sinodali. Tra gli altri partecipanti, si contano 23 esperti, così come 49 uditori e uditrici, provenienti anch’essi da ogni parte del mondo. Fra costoro figurano non solo molti specialisti ed operatori della pastorale giovanile ma anche ben 34 giovani tra 18 e 29 anni.

Significativa sarà poi la presenza di 8 delegati fraterni, rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali. Si tratta, dunque, di un’assemblea ampia e composita, un’assise sinodale a respiro mondiale, corrispondente alla dimensione universale della Chiesa, che agisce cum Petro et sub Petro.

La XV Assemblea generale ordinaria si pone al termine di un lungo cammino di preparazione che ha avuto inizio con l’annuncio della convocazione da parte del Pontefice, attraverso un comunicato stampa del 6 ottobre 2016. L’Instrumentum laboris, reso pubblico nella conferenza stampa del 19 giugno scorso, rappresenta la sintesi di tutto il materiale raccolto durante la consultazione.

Con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre nella basilica di San Pietro mercoledì prossimo, avrà inizio l’assise celebrativa del percorso sinodale, che si protrarrà durante 25 giorni. Durante questo tempo i padri sinodali lavoreranno insieme agli altri partecipanti, secondo le loro proprie mansioni, sull’Instrumentum laboris che sarà il testo base per l’elaborazione del Documento finale. Il prezioso patrimonio di idee e riflessioni fin qui emerso permetterà di raggiungere gli obiettivi di questa assemblea sinodale, tra i quali i seguenti: rendere consapevole tutta la Chiesa del suo compito missionario di accompagnare ogni giovane, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore, che Gesù Cristo offre alle nuove generazioni; prendere coscienza della portata universale del concetto di vocazione e, di conseguenza, del collegamento tra pastorale giovanile e pastorale vocazionale; il rinnovamento ecclesiale auspicato da Papa Francesco in Evangelii gaudium, secondo il quale la «conversione pastorale» è finalizzata a «fare in modo che [le strutture ecclesiali] diventino tutte più missionarie […] in costante atteggiamento di “uscita”» (n. 27).

I lavori sinodali si articoleranno in tre “unità di lavoro”, correlative alle tre parti del Documento di lavoro: «Riconoscere: la Chiesa in ascolto della realtà», «Interpretare: fede e discernimento vocazionale», «Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria».

Durante la Sessione inaugurale del pomeriggio del 3 ottobre, oltre alla relazione del segretario generale del Sinodo, sarà illustrato l’Instrumentum laboris dal relatore generale nelle sue linee generali e poi, in modo introduttivo, avrà luogo la presentazione della prima parte. Dopo, inizieranno gli interventi in aula dei padri sinodali sulla prima parte del Documento. Conclusi questi interventi si passerà ai 14 circoli minori divisi per lingue (francese, italiano, inglese, portoghese, spagnolo e tedesco) dove si procederà all’elaborazione dei modi collettivi del testo base, ovvero l’Instrumentum laboris, che poi saranno consegnati alla segreteria generale.

Gli interventi dei padri sinodali, i modi collettivi dei circoli minori e le relazioni dei circoli, saranno raccolti e sintetizzati in un testo integrativo provvisorio dell’Instrumentum laboris al termine di ogni “unità di lavoro”.

Secondo la prassi già ormai collaudata nelle ultime assemblee generali sulla famiglia, sarà istituita una Commissione per l’elaborazione del Documento finale. Essa coordinerà e sovrintenderà ai lavori dei testi sinodali. Infatti, al termine di ogni “unità di lavoro”, ricevuti i modi dei Circuli minores, il relatore generale con i segretari speciali, si riunirà con gli altri membri della Commissione per procedere alla revisione del testo della relativa sezione del Documento finale. La Commissione si riunirà ancora per elaborare il progetto del Documento finale. Tale progetto sarà presentato nella mattina di mercoledì 24 ottobre in aula. I padri sinodali nella congregazione generale del pomeriggio potranno intervenire ulteriormente sul progetto, sia in forma orale che per iscritto.

Successivamente, la suddetta Commissione curerà l’elaborazione del testo definitivo del Documento finale, che nel mattino di sabato 27 ottobre sarà presentato in aula e nel pomeriggio sottoposto al suffragio dei padri sinodali e finalmente una volta da loro votato sarà consegnato al Pontefice, al quale compete ogni decisione in merito.

Desidero ancora segnalare che, trattandosi di un’assemblea generale ordinaria, l’Istruzione, che oggi entra in vigore prevede che si proceda all’elezione del nuovo Consiglio ordinario della segreteria generale, il XV, il quale resterà in carica fino alla prossima assemblea generale ordinaria.

Il servizio di diffusione delle notizie relative ai lavori sinodali sarà curato dal Dicastero per la comunicazione, presieduto dal suo prefetto Paolo Ruffini, che a sua volta sarà il presidente della Commissione sinodale per l’informazione. La principale fonte di informazione sarà rappresentata dai briefing quotidiani e dalle conferenze stampa previste, coordinati dal prefetto del Dicastero per la comunicazione: a questi appuntamenti prenderanno parte padri sinodali e altri partecipanti al Sinodo indicati di volta in volta dalla Commissione per l’informazione. Inoltre, attraverso le reti sociali (Twitter, Facebook e Instagram) di Vatican News e della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, saranno diffuse e condivise informazioni sull’andamento dei lavori sinodali. Si suggerisce anche di adoperare l’hashtag #Synod2018 per tutte le lingue in modo di poter avere un panorama globale delle notizie sul sinodo.

I padri sinodali saranno liberi di concedere interviste fuori dell’aula sinodale così come in genere comunicare con i media a loro discrezione e responsabilità, e ovviamente a titolo personale, mantenendo la necessaria riservatezza sui dibattiti in aula e nei circuli minores.

di Lorenzo Baldisseri

Non c’è una ricetta pronta

Vorrei mettere meglio a fuoco il ruolo dell’Instrumentum laboris come traccia di riferimento dei lavori e presentare più nel dettaglio l’obiettivo della prima unità di lavoro, che ha inizio dopodomani e che occuperà all’incirca la prima settimana.

Il percorso di ascolto che ha preceduto il Sinodo ha raccolto migliaia di pagine di testimonianze, riflessioni e richieste provenienti da tutto il mondo; l’Instrumentum laboris ricapitola tutti questi contributi, aiutandoci ad avere uno sguardo integrale e integrato delle questioni che dovremo trattare: è quindi il “quadro di riferimento” dei lavori sinodali che ci accompagnerà quotidianamente, offrendoci sia un metodo sia i contenuti su cui discutere.

La sua struttura si fonda sullo stile scelto per camminare insieme: il discernimento. Non c’è una “ricetta pronta” per accompagnare i giovani alla fede e alla pienezza di vita, né una “soluzione preconfezionata” alle tante questioni che l’ascolto presinodale ha sollevato. È così opportuno che come assemblea sinodale ci incamminiamo in una dinamica di discernimento. Farlo significa assumere alcuni atteggiamenti ben precisi.

Il primo è tenere aperti occhi e orecchie, ma anche mente e cuore, come una sentinella che non si lascia sfuggire nessun segnale dei cambiamenti in atto; il secondo requisito di un buon percorso di discernimento è saper valutare alla luce della fede ciò che si muove nella vita del mondo e della Chiesa, e nell’interiorità di ciascuno di noi; infine è necessaria la disponibilità a sostare nelle ferite della storia con un cuore pieno di misericordia, mantenendo le porte spalancate al Dio della tenerezza che agisce continuamente nel suo popolo e si fa vivo tramite la voce dei piccoli e dei poveri.

Entrare con umiltà in questo modo di procedere, in questo stile ecclesiale, è già la prima risposta pastorale di una Chiesa che desidera essere credibile per le giovani generazioni.

Ciascuna delle tre “unità di lavoro” di circa una settimana che scandiranno il percorso sinodale è collegata a una delle parti dell’Instrumentum laboris, la cui sequenza ripropone i passi di un processo di discernimento: “riconoscere”, “interpretare”, “scegliere” (cfr. Evangelii gaudium, 51). Questo fornirà un orientamento dinamico allo sviluppo della sessione.

Il primo passaggio è caratterizzato dal verbo “riconoscere”: significa partire, alla luce della fede, dalla concretezza della realtà dei giovani per evidenziare quali sono gli appelli e le domande che Dio rivolge alla sua Chiesa oggi.

Il secondo passaggio mette al centro il verbo “interpretare”: è importante che la realtà sia illuminata da un quadro di riferimento biblico e antropologico, teologico ed ecclesiologico, pedagogico e spirituale.

Il terzo passaggio infine chiede all’assemblea sinodale di “scegliere”: la Chiesa è chiamata a prendere posizione, a fare delle scelte coraggiose e magari anche rischiose per creare le condizioni per un autentico rinnovamento pastorale, spirituale e missionario della Chiesa.

Mi concentro ora sulla prima parte, lasciando a momenti successivi la presentazione dei lavori sulla seconda e sulla terza parte.

Nei prossimi giorni e per tutta la prima settimana di lavoro, affronteremo la prima parte dell’Instrumentum laboris, che è caratterizzata dal verbo “riconoscere”: ci metteremo di fronte alla realtà non per un’analisi sociologica, ma con lo sguardo del discepolo, scrutando le orme e le tracce del passaggio del Signore con un atteggiamento aperto e accogliente. Per chi ha a cuore i giovani e desidera accompagnarli verso la vita in pienezza, è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono, a partire da quelle più dolorose come il disagio, la guerra, il carcere, le migrazioni e tutti gli altri tipi di emarginazione e di povertà.

Ugualmente sarà necessario che ci lasciamo interpellare dalle inquietudini dei giovani, anche quando mettono in questione le prassi della Chiesa o riguardano questioni complesse come l’affettività e la sessualità. Nei nostri contesti ecclesiali è molto facile parlare dei giovani “per sentito dire”, facendo riferimento a stereotipi o modelli giovanili che magari non esistono più. In tal modo, anziché ascoltare e apprendere dalla realtà, idealizziamo e ideologizziamo i giovani. A volte facciamo riferimento alla nostra giovinezza e pensiamo che i giovani di oggi vivano le nostre stesse esperienze. Ma in questo modo inevitabilmente perdiamo di vista i tratti caratteristici dei giovani d’oggi, che vivono e crescono in un contesto molto diverso rispetto anche solo a pochi anni fa. Nei confronti del mondo giovanile siamo invitati a riconoscere fin da subito che la realtà è più importante dell’idea (cfr. Instrumentum laboris, n. 4): le nostre parole sui giovani e ai giovani devono partire dalla concretezza della realtà.

Altrettanto importante è prendere consapevolezza dei punti di forza della presenza della Chiesa nel mondo giovanile, e delle sue debolezze, a partire dalla scarsa familiarità con la cultura digitale. In questa prima settimana i Padri sinodali sono chiamati in particolare a rendere presente la situazione che i giovani vivono nel Paese da cui ciascuno proviene e il modo in cui la Chiesa locale la comprende: il percorso di preparazione al Sinodo ha fatto emergere profonde differenze tra le diverse parti del mondo. È fondamentale che attraverso i Padri sinodali la freschezza e l’originalità di ogni contesto e di ogni terra possa recare il proprio contributo. La comunione nella Chiesa non si fa per omologazione, ma attraverso la condivisione delle differenze grazie al rispetto, all’ascolto e al dialogo.

Spesso si sentono voci che incolpano i giovani per essersi allontanati dalla Chiesa. Ma molti di loro hanno vissuto situazioni che li portano ad affermare che è la Chiesa ad essersi allontanata dai giovani. E ce lo dicono apertamente. In molti casi non l’hanno sentita e non la sentono vicina e accogliente, specialmente nei momenti più faticosi del loro percorso di crescita umana. Dovremo così chiederci: siamo comunità significativa per i giovani oggi? In che modo essi possono essere protagonisti nella vita della Chiesa? Quali conversioni e gesti profetici sono necessari per riguadagnare la fiducia e la stima delle giovani generazioni?

Questo è il compito che ci attende. Lo stile del discernimento con cui intendiamo affrontarlo darà concretezza alle nostre riflessioni e preghiere e ci aprirà all’ascolto della voce dello Spirito. Solo così questo tempo sinodale potrà portare un frutto di conversione del cuore e della mente e di rinnovamento delle pratiche pastorali. Seguendo le indicazioni evangeliche, si tratta di predisporre otri nuovi per il vino nuovo, perché «nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!» (Marco 2, 22).

Il compito dei padri sinodali sarà quindi soprattutto quello di essere disponibili all’azione di Dio in loro, sicuri della promessa di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Matteo 18, 20). Il Signore Gesù sarà misteriosamente, ma anche quotidianamente e concretamente presente in mezzo a noi per mezzo del suo Spirito, che continua a guidare la Sua Chiesa.

di Sergio da Rocha

Per facilitare il dibattito

L’Istruzione sulla celebrazione delle assemblee sinodali e sull’attività della segreteria generale del Sinodo dei vescovi, in attuazione dell’art. 26 della recente costituzione apostolica di Papa Francesco Episcopalis communio (15 settembre 2018) è un testo a carattere essenzialmente applicativo e, per questo, deve essere letto in profonda unità con il documento pontificio da cui promana. La nuova istruzione subentra all’Ordo Synodi episcoporum, che nel corso di circa cinquant’anni ha conosciuto diverse edizioni, fino all’ultima approvata da Benedetto XVI nel 2006.

Una parte significativa degli articoli del precedente Ordo confluiscono nell’istruzione oggi pubblicata, segno che la ristrutturazione dell’organismo sinodale, auspicata da Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato, non equivale a una rottura con il passato, ma si compie all’insegna della continuità nello sviluppo.

Gli articoli seguono un ordine consequenziale. La prima parte si occupa dei soggetti: il Romano Pontefice; i membri o padri sinodali designati per i diversi tipi di assemblea; la segreteria generale con i suoi consigli; gli incarichi e gli organismi durante le assemblee del Sinodo, vale a dire il presidente delegato, il relatore generale, il segretario speciale, la commissione per l’informazione, la commissione per la redazione del Documento finale, le commissioni di studio e la commissione per le controversie. La seconda parte, invece, si occupa delle procedure.

Certamente non mancano alcune significative novità, in linea con l’ampio rinnovamento sancito dalla Episcopalis communio, che a sua volta ha recepito e precisato le innovazioni di fatto introdotte nelle assemblee del Sinodo celebrate durante il pontificato di Papa Francesco.

Tra di esse desidero segnalarne in particolare una: l’ampliamento della segreteria generale del Sinodo, dovuto al fatto che il consiglio ordinario sarà d’ora in poi costituito da ventuno vescovi, di cui sedici eletti dall’Assemblea generale ordinaria. Tra questi ultimi un vescovo proverrà dalle Chiese orientali cattoliche e gli altri quindici dalle Chiese di rito latino distinte su base geografica: due vescovi rappresenteranno l’America Settentrionale, tre l’America Latina, tre l’Europa, tre l’Africa, tre l’Asia e uno l’Oceania.

In attuazione dell’Episcopalis communio (art. 24, § 2), potranno essere eletti solo vescovi diocesani, nello spirito del concilio Vaticano II, che chiedeva che, in aiuto al Papa, fosse costituito un organismo centrale permanente composto da pastori responsabili di Chiese particolari.

Accanto ai membri eletti ci sarà il capo del Dicastero della Curia romana competente per il tema dell’assemblea sinodale, una volta che questo sarà stato stabilito dal Santo Padre, e altri quattro membri di nomina pontificia.

In conclusione, al di là dei singoli aspetti, ciò che occorre evidenziare è l’orientamento complessivo che, in linea con l’Episcopalis communio, anima l’istruzione: tutte le funzioni e tutte le procedure sono regolamentate allo scopo di facilitare il più possibile il dibattito e lo scambio di opinioni tra i padri sinodali, così da far emergere la ricchezza delle voci delle Chiese sparse su tutta la terra. In questo modo, il Sinodo si configura a tutti gli effetti come una peculiare espressione del legame inscindibile che unisce i vescovi tra loro e con il Papa nel servizio al Popolo di Dio.

di Fabio Fabene

Istruzione sulla celebrazione delle assemblee sinodali e sull’attività della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi

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20 settembre 2019

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