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La preghiera
relazione personale con Dio

· All’udienza generale il Papa parla dell’importanza della messa ·

«Quando andiamo a messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare...», mentre invece quello dovrebbe essere «il momento del silenzio» per «raccogliersi nel cuore» e «prepararsi all’incontro con Gesù». Nell’udienza generale di mercoledì 15 novembre in piazza San Pietro, il Papa ha continuato le riflessioni, inaugurate la settimana precedente, sulla bellezza della «celebrazione eucaristica».

Eddie Tucker, «La preghiera»

Commentando il brano biblico tratto dal vangelo di Luca (11, 1-4) il Pontefice è sceso nella concretezza dell’esperienza di ogni cristiano e ha approfondito in particolare il tema dell’«incontro», perché — ha detto — «questa è la grazia più grande: poter sperimentare che la Messa, l’Eucaristia è il momento privilegiato per stare con Gesù, e, attraverso di Lui, con Dio e con i fratelli».

Del resto la «relazione personale con Dio» per la quale «l’uomo è stato creato», ha spiegato Francesco, presuppone un «dialogo». Perciò bisogna innanzitutto comprendere che la messa «è preghiera, anzi, è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più “concreta”». E in questo dialogo, da una parte il cristiano deve apprezzare il silenzio, che «ci prepara e ci accompagna», e ci permette di far risuonare la parola di Gesù nel nostro cuore, mentre dall’altra deve imparare a «dire “Padre” a Dio». È importante infatti, ha spiegato il Papa, avere un atteggiamento umile di «fiducia e confidenza, come il bambino verso i genitori». Significa capire che il Signore «si prende cura di te, di me, di tutti». Vuol dire «lasciarsi meravigliare» dal «Dio delle sorprese», che «ci ama anche nelle nostre debolezze» e «ci perdona sempre».

Quello del Pontefice è stato dunque un invito a mettere da parte le formalità con Dio e a fidarsi di lui: «Nella preghiera — ha domandato ai presenti — ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli»? No, è stata la risposta, pregare significa «fidarsi e aprire il cuore per lasciarsi meravigliare». Perché, ha concluso, «l’incontro con il Signore è sempre un incontro vivo» e «noi andiamo alla Messa non a un museo».

L’udienza generale

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16 luglio 2019

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