Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La povertà è di tutti

· A Quartu Sant’Elena i lavori del Convegno nazionale delle Caritas diocesane ·

Cagliari, 1. «La povertà è di tutti. È un dato antropologico originario e non l’attributo di una certa categoria sociale. È una “parola prima” che consente di articolare il lessico dell’umano, così come esistono i “numeri primi” grazie ai quali si possono costruire tutti gli altri numeri. Senza povertà non saremmo umani. Senza questa consapevolezza non potremmo sperare una pienezza. Saremmo pieni di noi stessi, dunque vuoti». 

È quanto ha dichiarato Chiara Giaccardi, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, intervenuta oggi ai lavori del trentasettesimo Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso di svolgimento a Quartu Sant’Elena (Cagliari) dal titolo «Con il Vangelo nelle periferie esistenziali».

«La miseria — ha spiegato Giaccardi — è un sintomo, la povertà un metodo, un esercizio di svuotamento di sé e del superfluo per lasciar spazio ad altro e ad altri. Povertà e miseria non coincidono. Si può essere poveri e non miseri. Si può essere ricchi e miseri. Ma se la povertà materiale diventa pesante, la miseria e la perdita di dignità sono in agguato. È facile scivolare dalla prima alla seconda». Al riguardo la docente ha citato il dato del rapporto Caritas secondo il quale gli stranieri, pur soffrendo la disoccupazione più degli italiani (49,5 per cento contro 43,8 per cento) e pur incontrando molti più problemi nella soluzione della questione abitativa, sentono in modo meno pronunciato l’incidenza della povertà economica (55,3 per cento contro il 65,4 per cento degli italiani) e hanno meno problemi familiari (5,7 per cento rispetto al 13,1 per cento): un maggior sostegno della comunità di riferimento, un orientamento della tradizione che ancora per molti tiene, un saper fare soprattutto femminile che rende meno dipendenti dall’acquisto di beni di consumo «sono elementi che per ora giocano ancora un ruolo (a fronte di un individualismo e secolarismo estremo di cui gli italiani più vulnerabili sono vittime), anche se la via della proletarizzazione è facilmente disponibile per le seconde e le terze generazioni, che la vivono inizialmente come forma di modernizzazione».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE