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La polizia blocca nuove manifestazioni a Caracas

· Dirigente dell’opposizione chiede protezione al Cile ·

Non si placa la tensione in Venezuela. Come era già successo alcuni giorni fa, unità antisommossa della polizia e la Guardia nazionale hanno impedito ieri a un corteo dell’opposizione di raggiungere la sua destinazione annunciata. La protesta antigovernativa è degenerata in scontri in piazza.

Manifestanti durante gli scontri nel centro di Caracas (Afp)

Migliaia di manifestanti si sono concentrati sull’autostrada Francisco Fajardo, la principale arteria di Caracas dove erano arrivati da cinque punti diversi della capitale, e hanno annunciato di voler marciare fino alla sede dell’Ombudsman, il difensore civico. Gli oppositori, infatti, intendono esercitare pressioni sul responsabile di questo organismo, Tareck William Saab, affinché dichiari che la sentenza del Tribunale supremo attraverso la quale l’alta corte si è attribuita i poteri del Parlamento costituisce una violazione della costituzione. Anche se il provvedimento è stato successivamente ritirato, la dichiarazione di Tareck William Saab appare ai manifestanti condizione necessaria per procedere alla rimozione dei magistrati che l’hanno firmato.

Quando i manifestanti sono partiti da Altamira verso la sede dell’Ombudsman, però, le forze dell’ordine hanno bloccato il passo al corteo e lo hanno attaccato con idranti e lacrimogeni. È iniziata così una guerriglia in strada, con lancio di pietre contro la polizia e cariche contro i manifestanti. Disordini si sono verificati anche in altre città. Dodici manifestanti sono rimasti feriti durante scontri con la guardia nazionale venezuelana a Valencia, capitale dello stato di Carabobo, nel centro-nord del paese. Le proteste si sono concentrate intorno alla sede dell’Università di Carabobo, dove il rettore Jessy Divo ha denunciato che unità antisommossa sono entrate nel campus per reprimere la manifestazione non solo con lacrimogeni, ma anche con armi da fuoco, malgrado affrontassero manifestanti disarmati. Divo ha segnalato anche la presenza nel campo di gruppi violenti pro-governativi che non sono stati affrontati dalle forze dell’ordine. Enríquez si trova attualmente nell’ambasciata cilena a Caracas.

Nei giorni scorsi l’assemblea nazionale, dove l’opposizione detiene la maggioranza, ha approvato l’apertura del procedimento di rimozione dei sette magistrati del Tribunale supremo responsabili della sentenza. 

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