Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La politica della fraternità

L'antico detto latino che esorta a preparare le armi in funzione della pace — si vis pacem para bellum — risuona in qualche modo nel messaggio di Benedetto XVI per la giornata mondiale che si terrà il prossimo 1 gennaio. Ma sono armi diverse da quelle «destinate a uccidere e a sterminare l'umanità», come sottolineava Paolo VI: occorrono infatti «sopra tutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale». E tra queste urge oggi la libertà religiosa, sulla quale il Papa riflette a partire dagli orrendi atti di violenza e intolleranza che si susseguono soprattutto in Iraq, ma non solo.

Nel messaggio papale l'analisi guarda alla situazione internazionale nel suo complesso e afferma amaramente che in alcune regioni del mondo «non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione». In altre, invece, l'intolleranza e la violenza si affermano attraverso «forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi».

Senza indulgere a enfasi retoriche e senza troppi esempi, che purtroppo non sarebbe difficile enumerare, Benedetto XVI esordisce con un'affermazione incontestabile: «I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede». Come in Iraq, appunto, dove a Baghdad il «vile attacco» contro la cattedrale siro-cattolica ha assassinato due sacerdoti e sterminato una cinquantina di fedeli, ma anche in altri Paesi asiatici e africani, a danno delle minoranze religiose. Mentre in Europa molte forze operano per rinnegare la storia e i simboli religiosi della maggioranza dei cittadini. Calpestando pluralismo e laicità, con il risultato di fomentare odio e pregiudizio.

Negare la libertà religiosa e oscurare la dimensione pubblica della religione genera una società ingiusta e va contro la pace. L'affermazione si accompagna a una critica radicale del relativismo morale, che «è in realtà l'origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani». E respingendo fondamentalismo e laicismo — che il messaggio definisce «forme speculari ed estreme di rifiuto» del pluralismo e della laicità — il Papa ripete che le religioni hanno un ruolo importante nell'ambito politico e culturale perché possono costituire «un importante fattore di unità e di pace».

La forza delle affermazioni di Benedetto XVI si fonda sulla convinzione che il mondo «ha bisogno di Dio» e sulla ragione, che da tutti può essere condivisa (non a caso Cicerone è citato in un testo percorso dalla coscienza della specificità ebraica e cristiana). E ricevendo cinque nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, il Papa ha detto con chiarezza che la Chiesa non agisce come una lobby e che la sua politica è solo una: quella della fraternità.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

13 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE