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La via
più stretta

· ​Perché i Beatles continuano a piacere ·

Cinquanta anni sono un’età considerevole. Normalmente, alla volta del mezzo secolo, si comincia a trarre qualche bilancio e a guardare con una certa apprensione al futuro. Consapevoli però che un futuro esiste. Lo stesso non si può dire di un disco: di solito a cinquanta anni è già caduto nel dimenticatoio, o, in chiave più domestica, in qualche polveroso baule. A questo poco glorioso destino si sottraggono gli album dei Beatles, la cui uscita, decennio dopo decennio, non smette di essere ricordata e celebrata con una miriade di nostalgiche iniziative. Poche settimane fa, per l’esattezza il 5 giugno, fiumi di inchiostro e ore di programmi radio sono stati dedicati al cinquantesimo anniversario della pubblicazione — per la verità nel solo Regno Unito — di Revolver, settimo album ufficiale del quartetto britannico.

La copertina di Revolver

Ma come mai, dopo tutto questo tempo i Beatles suscitano un interesse tale, al punto che ogni loro anniversario viene ampiamente evidenziato dai media di tutto il mondo?
Una risposta la fornisce John McMillian, assistant professor di storia all’università statale della Georgia in un libro recentemente pubblicato in Italia. Nel suo Beatles vs. Stones (Bari, Laterza, 2016, pagine 337, 11 euro), McMillian non vuole certo arrivare fuori tempo massimo e rinfocolare una polemica ormai ultradatata. Il suo intento, in fondo, è proprio spiegare i motivi di un successo e di un’attenzione che per i Beatles sembrano non avere fine, mentre altri gruppi, come gli Stones, vivacchiano e altri ancora hanno raggiunto l’oblio. Descrivendo i colori di una swinging London che faticosamente cercava di dimenticare la cupezza della guerra, McMillian ricostruisce la genesi di una rivalità mai esistita davvero (come dimostrano le partecipazioni degli uni ai progetti degli altri) ma costruita artificiosamente per motivi commerciali.
Ma soprattutto in quegli anni sembrava impossibile che una persona di una certa età potesse essere un musicista rock. Lo stesso Mick Jagger dichiarava che non avrebbe mai potuto cantare Satisfaction oltre i quaranta anni. Invece, nonostante le troppe rughe e i malanni tipici della terza età, Jagger continua a cantare la stessa canzone, spalleggiato da ciò che resta del suo gruppo. «Gli Stones — scrive impietosamente McMillian — si sono fossilizzati in una parodia di se stessi e in una commercializzazione spinta». Questo accade quando non si ha la forza di dire basta o quando il richiamo dei soldi diviene irresistibile. I Beatles, magari inconsapevolmente, hanno imboccato la strada più stretta, quella in apparenza più difficile, ma capace di preservare intatto il loro mito. Rifiutando ogni riunione, a costo di declinare offerte multimiliardarie, la banda dei quattro ha lasciato un’eredità più solida. I Beatles si sono ritirati all’apice del successo, senza annacquare la loro discografia con una sfilza di dischi mediocri. Dischi di cui oggi nessuno ricorderebbe l’anniversario di pubblicazione.

di Giuseppe Fiorentino

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16 settembre 2019

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